mercoledì 29 ottobre 2014

Quasi 8.000 imprese italiane potrebbero emettere un mini-bond

Dalla partenza del mercato ExtraMOT PRO di Borsa Italiana (marzo 2103) sono state portate a compimento 87 emissioni da parte di 71 emittenti non quotati, per un controvalore complessivo di circa 4,3 miliardi di Euro. Peccato che, sulla base dello studio realizzato da CRIF Rating Agency, in Italia sono almeno 7.892 le società di capitali con i requisiti che potrebbero potenzialmente consentire loro di accedere al mercato dei mini-bond e, più in generale, delle obbligazioni, con la possibilità di raccogliere risorse integrative o complementari al credito bancario per sostenere i propri progetti di sviluppo.

Si tratta, nello specifico, di società di capitali con un fatturato di almeno 10 milioni di Euro, EBITDA sempre positivo negli ultimi 3 anni e pari ad almeno il 7% del fatturato nell’ultimo esercizio, una leva finanziaria (intesa come rapporto tra debiti finanziari e patrimonio netto) non superiore a 3 e un rapporto tra posizione finanziaria netta e EBITDA non superiore a 4. Del resto queste sono le caratteristiche che tipicamente vengono identificate come necessarie, anche se non sufficienti, per poter accedere al mercato obbligazionario.

Il 2014 è stato l’anno delle nuove misure introdotte dal MISE e dal MEF per dare ulteriore spinta ai mercati obbligazionari ma, soprattutto, è stato l’anno in cui si è registrata un’accelerazione nella diffusione dei mini-bond grazie in particolare all’avvio dell’operatività dei primi fondi specializzati in emissioni di importo unitario medio-piccolo, tanto che le emissioni al di sotto dei 30 milioni di Euro sono state fino ad oggi 58 (comprese anche alcune cambiali finanziarie di piccolo importo), per un controvalore complessivo pari a circa 480 milioni di Euro.

”L’analisi che abbiamo realizzato non ha la pretesa di essere esaustiva ma solo di fornire una stima del potenziale di mercato dei mini-bond – commenta Francesco Grande, Direttore Marketing & Business Development di CRIF Rating Agency -. Una nuova asset class, questa, che si va configurando sempre più come sostitutiva, o comunque alternativa, al credito bancario industriale a medio termine, quindi adatta ad imprese che intendono finanziare progetti di sviluppo aziendale capaci di generare flussi di cassa aggiuntivi”.

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Secondo lo Studio Pagamenti di CRIBIS, aggiornato al primo trimestre 2020, il sistema imprenditoriale italiano ha sostanzialmente tenuto rispetto al trimestre precedente. Primi segnali di sofferenza per i segmenti più colpiti dalla crisi: settore cinematografico, commercio al dettaglio dell’abbigliamento, servizi ricreativi.

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