Finanza Agevolata e Fintech

La lezione della pandemia: nuovi parametri per valutare il rischio delle aziende

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Per la valutazione del rischio durante l'era della pandemia le Fintech hanno messo in atto nuovi sistemi di monitoraggio e valutazione sofisticati.

Tarroni
Matteo Tarroni

Co-founder e CEO, Workinvoice

Co-founder e CEO, Workinvoice

Aziende, investitori e credit risk manager. Sono i vertici della relazione al cui centro c’è il Fintech e in particolare le piattaforme di invoice trading, il cui punto di vista è interessante per analizzare la crisi innescata dal Covid. Tra queste c’è anche Workinvoice, nata nel 2015 come marketplace che mette in connessione, da una parte, le aziende che vogliono anticipare l’incasso delle fatture per avere liquidità immediata o tutelarsi dal mancato pagamento e, dall’altra, i finanziatori istituzionali che le acquistano in cambio di un premio.

Covid-19: il virus che ha fatto ammalare anche il credito

La pandemia ha avuto un effetto sul comportamento di questi tre attori, offrendoci una lezione importante. Così, se assumiamo il punto di vista delle aziende, vediamo un servizio nato per le PMI estendersi anche alle grandi imprese, che normalmente non hanno difficoltà di accesso al credito bancario. Ma il lockdown ha generato incertezza nella valutazione del rischio da parte delle banche e quindi ha fatto sì che anche alcune big corp abbiano cercato fonti di finanziamento alternative per aumentare la propria flessibilità. Come nel mondo delle previsioni sanitarie, anche in quello finanziario tutto cambia vorticosamente e poter disporre di strumenti capaci di adattarsi è un vantaggio competitivo per chi fa impresa. 

Sul fronte degli investitori, abbiamo osservato nella fase iniziale un effetto di riallocazione, ovvero uno spostamento dei flussi verso la massima sicurezza e i prestiti garantiti dallo Stato (com’è noto il Decreto Rilancio ha previsto la garanzia solo per il credito bancario a medio termine e non per il credito commerciale). Un effetto che però si è gradualmente ridotto, perché ha riguardato solo il primo periodo della pandemia: la garanzia offerta dal credito commerciale – da transazioni reali tra imprese sane e in ripresa – ha rapidamente fatto ricredere gli investitori, facendo rientrare buona parte dei flussi usciti nella prima fase. Le fatture scambiate sui marketplace sono infatti di qualità mediamente superiore rispetto a quelle del mercato, perché vengono selezionate soltanto le migliori occasioni di acquisto.

Questo rimanda direttamente al terzo elemento: ovvero la valutazione del rischio. Le Fintech hanno messo a punto sistemi di monitoraggio e valutazione sofisticati e granulari al punto da non lasciar sfuggire quasi nulla.

 

 

La valutazione del rischio: perché le Fintech lo fanno meglio

I numeri lo dimostrano. Noi di Workinvoice, ad esempio, usiamo come misura anticipatoria della probabilità di default i ritardi gravissimi, ovvero la quota di fatture non ancora pagate dopo 90 giorni. Ebbene, alla fine del 2019, la percentuale di fatture che registravano ritardi gravissimi sulla nostra piattaforma era dell’1,6%; al 31 maggio 2020 – data che scegliamo per indicare la fine del lockdown – la percentuale era dell’1,1%. Infine, al 30 ottobre era all’1,3%. Le crisi hanno un’onda lunga e non escludiamo che la fotografia possa cambiare, ma i numeri sono a oggi confortanti.

Il Covid ci sta insegnando che i modelli di analisi del rischio tradizionali hanno sempre meno efficacia. Chi volesse oggi misurare il merito di credito di un’azienda secondo i parametri classici di bilancio avrebbe a disposizione, nella base dati pubblica, solo il bilancio 2019, che fotografa una situazione vecchia e non tiene per nulla in considerazione il fatto che nel frattempo il mondo sia cambiato: i dati di bilancio vecchi di 10 mesi non possono dire molto di come l’azienda abbia reagito alla crisi pandemica. Lo stesso credit manager che nel 2021 dovrà valutare il merito di credito di un’azienda guardando il bilancio del 2020 (il peggiore di un decennio almeno) non avrà una fotografia affidabile della salute dell’azienda. È chiaro che se togliamo dai modelli di analisi del rischio due anni interi di bilancio, il lavoro del credit risk manager diventa molto difficile.

In soccorso arrivano i dati sull’andamento di pagamenti e incassi, che descrivono il comportamento delle aziende facendo emergere eventuali criticità (ritardi), ma premiando anche tante imprese puntuali. I dati sui pagamenti ci dicono che molte aziende stanno recuperando i volumi di fatturato persi nel lockdown, ma questo miglioramento non sarà catturato dai sistemi classici di risk management. Bisogna dunque imparare a usare le informazioni che possiamo trarre dai dati sui pagamenti, immaginando che nel next normal questa emergenza continui, o se non questa, che ci siano possibili, continui cambiamenti.

2020: l’anno del cambiamento nei servizi bancari

Il 2020 non sarà ricordato solo come l’anno del Covid ma sarà anche un anno spartiacque per il mondo finanziario, come è stato il 2008. Siamo convinti che l’erogazione di servizi finanziari avrà il 2020 come punto di cesura e che si affermerà una modalità in cui sia le banche sia le aziende vorranno sempre più erogare servizi nativamente digitali. Questo per evitare in futuro sia di non poter fruire dei servizi bancari, come avvenuto per l’impossibilità di andare in filiale generata dal lockdown, sia colli di bottiglia derivanti dall’assenza di un back office digitale nella maggioranza delle banche (e che ha causato per esempio il caos quando è stato il momento di erogare i prestiti da 25mila euro per le PMI, garantiti dallo Stato).

Il futuro è dei servizi nativamente digitali che daranno la possibilità a banche e imprese di fidelizzare la propria base di clientela e generare nuovi ricavi. La lezione che ci lasciano tre mesi di lockdown è stata più efficace di tre anni di convegni a favore dello sviluppo di una cultura digitale in banca e nella corporate.

 

Matteo Tarroni, Co-founder e CEO Workinvoice

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