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Produzione siderurgica: l’Italia è al secondo posto in Europa e undicesima al mondo
La siderurgia italiana, seconda in Europa per produzione di acciaio grezzo, affronta oggi nuove sfide di crescita e sostenibilità. Scopri di più.
L’Italia riveste un ruolo di primo piano nella produzione siderurgica europea. Nonostante questo, la siderurgia Made in Italy si trova oggi a dover affrontare sfide di medio-lungo termine profondamente condizionate da dinamiche geopolitiche e ambientali che pesano su tutta l’industria.
Lo evidenzia in dettaglio lo studio di Cassa Depositi e Prestiti intitolato “La siderurgia italiana tra sfide nazionali ed europee: quali prospettive di sviluppo” e pubblicato a fine 2024.
Ma prima di parlare delle sfide del settore vediamo quali sono le caratteristiche di questo comparto tanto strategico a livello nazionale ed europeo.
Le caratteristiche del comparto siderurgico italiano
Anzitutto, partiamo dai numeri. Nel 2023 l’Italia ha prodotto circa 21 milioni di tonnellate di acciaio grezzo, è questo il dato che permette alla siderurgia italiana di collocarsi al secondo posto in Europa, subito dopo la Germania, e all’undicesimo a livello mondiale. Una produzione che si concentra nelle regioni del Nord, dove si trova quasi il 90% degli impianti.
Un dato interessante da notare è che per oltre l’85% la produzione siderurgica italiana riguarda l’acciaio secondario, prodotto a partire da rottame di ferro nei forni elettrici, a fronte della media europea che si attesta sul 44%. Caratteristica che conferisce all’Italia un vantaggio significativo in termini di sostenibilità ambientale e circolarità rispetto a molti altri Paesi.
Il nostro Paese è, in particolare, la prima elettrosiderurgia dell’Unione europea, alla quale contribuisce per il 30% del totale, davanti a Germania (18,5%) e Spagna (13%). Meno del 15% della produzione nazionale (circa 3 milioni di tonnellate) riguarda invece acciaio primario prodotto a partire da minerale ferroso.
L’orientamento verso l’elettrosiderurgia, piuttosto che verso il ciclo integrale basato su minerale di ferro e altoforni, ha diversi effetti: da un lato riduce l’intensità delle emissioni e valorizza il riciclo, dall’altro limita in alcuni casi la capacità di produrre determinati prodotti che richiedono specifiche qualità di acciaio spesso ottenibili solo da cicli primari.
Il valore aggiunto e la produttività della siderurgia nell’economia italiana
Se il dato sulla produzione è lusinghiero, va detto però che il posizionamento dell’Italia in termini di volumi prodotti non si riflette poi in una paritetica rilevanza economica del settore. Per comprendere il fenomeno basti pensare che se la differenza con la Germania, in termini di acciaio prodotto è del 40% (21 mln di tonnellate a fronte delle 35 tedesche), se consideriamo il valore aggiunto il gap scende al 30% (6 mld di euro prodotti in Italia, 8 in Germania).
Detto ciò, è bene ricordare che la siderurgia italiana vanta il più alto livello di produttività del lavoro: 135,6 mila euro di valore aggiunto prodotto per addetto, davanti a Spagna (125,8 mila euro), Francia (125,6 mila euro) e Germania (101 mila euro). Questo indica come la siderurgia italiana sia in grado di generare efficienza e produttività.
Da notare poi che, se si considerano i consumi di acciaio, l’Italia è seconda in Europa (anche in questo caso dopo la Germania). Questo dipende dal fatto che alcune filiere strategiche come edilizia, macchinari industriali, automotive, energia ed elettronica assorbono circa il 60% della domanda nazionale di acciaio.
Le sfide che pesano sul futuro del settore siderurgico
Nonostante i buoni numeri, il settore siderurgico è chiamato oggi ad affrontare sfide complesse. Lo studio CDP evidenzia almeno tre nodi centrali che rischiano di indebolire la posizione dell’Italia nella partita europea dell’acciaio:
1) Calo della produzione attraverso ciclo integrale, che comporta una perdita di capacità nel segmento dei laminati piani, fondamentali per settori come la meccanica, i trasporti e gli elettrodomestici;
2) Scarsità e tensioni sul rottame ferroso: dal momento che l’Italia basa la sua siderurgia in larga misura su rottame, la disponibilità di questo materiale diventa cruciale. Con la crescente domanda europea di acciaio “circolare”, la competizione per il rottame si intensificherà, mettendo pressione sulle forniture e sui costi;
3) Costi energetici elevati rispetto ai concorrenti: l’elettricità e l’energia in generale incidono in modo significativo sui costi di produzione e in Italia, le imprese energivore pagano tariffe spesso più alte rispetto ai competitor europei.
A queste criticità si aggiungono sfide condivise a livello europeo, come la sovracapacità produttiva globale (in primis da Cina e India), politiche commerciali protezionistiche (si pensi ai dazi USA) e l’entrata in vigore di strumenti climatici europei come il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM).
Verso una siderurgia sempre più sostenibile
Alla luce del contesto in cui si trovano a operare le aziende del settore, è indispensabile accompagnare la siderurgia italiana nel percorso di decarbonizzazione e innovazione tecnologica: misure UE come il Clean Industrial Deal puntano proprio alla costruzione di un’industria più pulita e competitiva a livello europeo.
Per ridurre l’impatto ambientale, contenere i costi e rimanere competitivi, sono determinanti le soluzioni come la cattura e lo stoccaggio del carbonio (carbon capture), l’adozione di tecnologie DRI (Direct Reduced Iron) con idrogeno verde, gli strumenti digitali come monitoraggio IoT, intelligenza artificiale, digital twin.
Inoltre, non va trascurata la dimensione delle infrastrutture energetiche. Per rendere reali i piani basati su idrogeno verde e tecnologie pulite, è necessaria una rete energetica robusta, investimenti in fonti rinnovabili e capacità di accumulo adeguata, oltre a politiche che favoriscano tariffe competitive per le aziende energivore.
Se l’Italia vuole restare protagonista sul fronte industriale europeo e rafforzare la propria sovranità tecnologica e produttiva, puntare su una siderurgia moderna, sostenibile e competitiva è una scelta obbligata. Infine, un aspetto cruciale sarà il coordinamento a livello europeo e internazionale a protezione del mercato e delle aziende che vi operano.
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L'AUTORE
Mauro Cortesi
Top Customer Consulting Manager, CRIBIS
Responsabile del team di consulenza dedicato al mercato Corporate, ha consolidato un’ampia esperienze nel settore della business information con un approccio consulenziale volto all’analisi e alla valorizzazione dei dati all’interno dei processi aziendali. Coordina team che supportano le aziende nell’ottimizzazione della gestione del credito, procurement, marketing e ESG, favorendo l’integrazione tra sistemi informativi aziendali per migliorare l’efficienza operativa. Grazie ad un approccio orientato all’innovazione, aiuta le organizzazioni a trasformare le informazioni in strumenti decisionali efficaci, ottimizzando i processi e le strategie di gestione dei rischi con l’obiettivo di trasformare i dati in un vantaggio competitivo.
Top Customer Consulting Manager, CRIBIS
Responsabile del team di consulenza dedicato al mercato Corporate, ha consolidato un’ampia esperienze nel settore della business information con un approccio consulenziale volto all’analisi e alla valorizzazione dei dati all’interno dei processi aziendali. Coordina team che supportano le aziende nell’ottimizzazione della gestione del credito, procurement, marketing e ESG, favorendo l’integrazione tra sistemi informativi aziendali per migliorare l’efficienza operativa. Grazie ad un approccio orientato all’innovazione, aiuta le organizzazioni a trasformare le informazioni in strumenti decisionali efficaci, ottimizzando i processi e le strategie di gestione dei rischi con l’obiettivo di trasformare i dati in un vantaggio competitivo.
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