Sviluppo Business
La manifattura italiana è ottava al mondo e seconda in Europa per dimensioni
Il settore manifatturiero è una colonna portante dell’economia italiana ed europea: scopri di più sulle caratteristiche e le sfide del comparto.
La manifattura italiana è protagonista non solo all’interno dei confini del nostro Paese, ma anche all’estero. È quanto emerge dal rapporto “Manifattura in trasformazione: rimarrà ancora competitiva?” elaborato dal Centro Studi di Confindustria e pubblicato a fine novembre 2025.
Ma quali sono le principali evidenze emerse nel report? Passiamo in rassegna gli aspetti più interessanti.
La manifattura guida l’innovazione tecnologica in Italia
Il rapporto conferma che la manifattura resta uno dei principali motori dell’economia italiana. Nel 2024 il settore ha generato circa il 15% del PIL nazionale, quota che raddoppia se si considera l’indotto associato alle attività produttive.
Il settore è particolarmente attivo anche sul fronte degli investimenti e dell’innovazione: realizza il 35% degli investimenti in macchinari e attrezzature e circa il 50% della spesa in ricerca e sviluppo (R&S) di tutto il Paese, sostenendo così competitività e avanzamento tecnologico.
L’Italia si conferma ottava manifattura al mondo e seconda in Europa per dimensioni, contribuendo per il 2,1% del valore aggiunto manifatturiero globale e per circa il 13% di quello europeo.
Le caratteristiche del settore manifatturiero italiano
Una delle peculiarità della manifattura del nostro Paese è la forte diversificazione settoriale con una composizione rimasta pressoché stabile nell’ultimo decennio, con una specializzazione concentrata in comparti a media e bassa intensità tecnologica, che rappresentano circa il 60% del valore aggiunto manifatturiero (in Spagna sono il 64%, in Francia il 51% e in Germania 39%).
All’interno del manifatturiero, si distinguono per apporto al valore aggiunto:
- meccanica strumentale (14% del valore aggiunto manifatturiero)
- prodotti in metallo (13%)
- alimentare (9%).
Altri settori come tessile (25% del valore aggiunto settoriale europeo), abbigliamento (47%), pelletteria (50%) e mobili (20%) rivestono un ruolo particolarmente importante nel contesto europeo.
A livello di supply chain, invece, metallurgia, chimica e gomma plastica sono i comparti con le maggiori connessioni a monte e a valle lungo le filiere produttive.
Il settore è fortemente orientato all’internazionalizzazione, con esportazioni manifatturiere che nel 2023 hanno raggiunto il 48,2% della produzione, contribuendo a un surplus commerciale di circa 120 miliardi di euro, trainato in particolare da meccanica (17,1% dell’export manifatturiero, media 2023-2024), tessile-abbigliamento-pelle (10,8%), alimentare e bevande (9,8%), farmaceutica (8,6%) e autoveicoli (7,3%).
Il settore è composto soprattutto da PMI
Fra i dati emersi anche il fatto che la produttività del lavoro è cresciuta del 26% negli ultimi 30 anni, ma resta inferiore rispetto a Francia e Germania. Le esportazioni manifatturiere inoltre sono aumentate del 2,4% annuo tra il 2015 e il 2024, superando i competitor europei.
Una delle peculiarità del sistema produttivo italiano è la presenza significativa di piccole e micro imprese. Nel 2023 soltanto il 42% del valore aggiunto manifatturiero è stato generato dalle grandi imprese (con 250 o più addetti), a fronte del 74% in Francia e del 75% in Germania.
Micro (fino a 9 addetti) e piccole (10-49 addetti) imprese mantengono un ruolo molto rilevante, con un contributo complessivo superiore al 30% del valore aggiunto (circa il 10% in Germania e il 14% in Francia).
È però in corso una trasformazione nel comparto: nell’ultimo decennio si è ridotto il numero di microimprese di quasi il 12%, mentre crescono le imprese di dimensione media e grande. Un cambiamento importante si si considera la correlazione positiva tra dimensione e produttività. A parità di condizioni, l’efficienza cresce in relazione alla dimensione d’impresa. Le imprese medie e grandi italiane mostrano inoltre livelli di produttività superiori alle aziende equiparabili tedesche, francesi e spagnole.
Produttività e innovazione per un futuro più solido
La manifattura italiana si riconferma una colonna portante dell’economia nazionale e un attore di primo piano sulla scena internazionale.
Resistente, diversificata e profondamente integrata nei mercati globali, ha dimostrato capacità di reazione agli shock multipli che hanno caratterizzato gli ultimi anni e continua a guidare innovazione e crescita economica.
Per affrontare con successo le sfide del futuro, sarà necessario puntare su due aspetti fondamentali come la produttività e l’innovazione. Cruciale sarà il supporto delle istituzioni al tessuto manifatturiero, al fine di poter definire un quadro politico-industriale ambizioso e coerente.
Sostenibilità: chi accelera e chi resta indietro
Il report di Reuters evidenzia però che la transizione è tutt’altro che uniforme: esiste un divario sempre più marcato tra le imprese che hanno deciso di puntare sulla sostenibilità e quelle che restano in attesa. Circa un terzo (34%) dei leader dichiara di non aver apportato modifiche alla strategia ESG o alla comunicazione negli ultimi sei mesi.
Fortunatamente, le aziende che stanno aumentando i propri obiettivi di sostenibilità (nel 2025 circa il 30%) superano nettamente quelle che hanno deciso di ridurli (9%), in un rapporto di oltre tre a uno.
La sostenibilità sostiene la resilienza delle aziende
Un aspetto interessante che emerge dal report è che molte imprese oggi guardano all’ESG come un modo per proteggersi dai rischi legati a cambiamenti climatici, scarsità di risorse, instabilità nelle filiere globali, eventi estremi. Sono queste le leve che spingono le aziende a pianificare la sostenibilità come parte della propria strategia.
Un approccio pragmatico che porta la sostenibilità al centro delle decisioni operative e finanziarie: supply chain, governance, investimenti, prodotti e servizi. In questo modo, l’ESG diventa un vero e proprio asset da valorizzare.
Nonostante la maggiore consapevolezza, non tutte le imprese hanno la struttura, le risorse o la cultura per tradurre gli impegni ESG in risultati concreti. Le più piccole possono faticare con la rendicontazione, la trasparenza, la definizione di obiettivi misurabili e il reperimento dei dati su emissioni, impatti ambientali, aspetti sociali e di governance.
In un contesto globale in rapido cambiamento, la sostenibilità richiede adattabilità, visione di lungo termine e coordinamento tra strategia, operazioni e stakeholder. Chi saprà tradurre la consapevolezza in azione concreta, integrando l’ESG nella strategia, nei processi e nella cultura aziendale, sarà in gradi di prosperare in un mondo sempre più complesso.
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L'AUTORE
Niccolò Zuffetti
Head of Marketing, CRIBIS
Marketing Manager di CRIBIS, sin dall’inizio della carriera professionale si è dedicato al coordinamento di progetti di supporto decisionale per la valutazione del merito creditizio, gestione della clientela e ampliamento del business per grandi aziende italiane e per il mercato B2B. Oggi coordina le attività di Marketing e Telemarketing.
Head of Marketing, CRIBIS
Marketing Manager di CRIBIS, sin dall’inizio della carriera professionale si è dedicato al coordinamento di progetti di supporto decisionale per la valutazione del merito creditizio, gestione della clientela e ampliamento del business per grandi aziende italiane e per il mercato B2B. Oggi coordina le attività di Marketing e Telemarketing.
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