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04 marzo 2020

SCARICA L'ANALISI - FALLIMENTI AZIENDE - Q4 2019

I fallimenti delle imprese calano nel 2019 dell’1,7%. Secondo l’analisi di CRIBIS si torna ai livelli del 2010; con un trend positivo del settore dell’edilizia dal 2015. Inoltre i concordati preventivi sono diminuiti del 73,5% negli ultimi 6 anni.

Nel 2019 i fallimenti delle imprese italiane sono diminuiti dell’1,7% rispetto al 2018, passando da 11.233 a 11.044: è quanto emerge dall’Analisi dei fallimenti in Italia condotta da CRIBIS, società del Gruppo CRIF specializzata nella business information. I cali più significativi nel settore dell’edilizia (-12,2%, 1.974 aziende fallite) che conferma così il proprio trend positivo dal 2015; per la prima volta in aumento dagli ultimi cinque anni, invece, i fallimenti nel settore industriale (+3,8%, con 2.086 aziende vs 2.010) e nel commercio (+1,3%, 3.521 vs 3.475).

L’analisi di CRIBIS ha inoltre rilevato nel 2019 2.567 fallimenti nel settore dei servizi (-1,6%), a fronte dei 3.019 del 2015, anno nero per il comparto negli ultimi 10 anni, mentreil 2014 è stato l’anno con più imprese fallite nei settori del commercio (4.643), dell’edilizia (3.343) e dell’industria (3.247).

Come confermano i dati, dal 2015 stiamo assistendo a un trend positivo: sono sempre meno, infatti, le imprese costrette a portare i libri in tribunale. La situazione si sta sostanzialmente riallineando al 2010, quando le aziende colpite sono state 10.888 e, rispetto al 2014, il cosiddetto “anno nero” che ha visto fallire 15.336 imprese, il loro numero è diminuito addirittura del 28%”.

La regione più colpita in termini assoluti è la Lombardia (2.403, il 21,8% del totale), seguita da Lazio (1.345, 12,2%) e Veneto (967, 8,7%) che rispetto allo scorso anno scavalca la Toscana (935, 8,5%); la Campania (869, 7,9%) precede Emilia-Romagna e Sicilia, entrambe con 771 imprese vittime del cattivo andamento del business (7% del totale). Seguono il Piemonte (661) e, più staccati, le Marche (303), l’Abruzzo (277) e la Sardegna (270). Lombardia, Toscana, Lazio e Veneto, nell’ordine, sono le regioni con l’incidenza più elevata di fallimenti rispetto al totale di aziende in attività, mentre Puglia e Liguria sono fra quelle con l’incidenza più bassa.

Dal 2010 i fallimenti in Italia sono stati complessivamente 126.466; la maggior parte delle aziende coinvolte appartiene al settore del commercio (38.061), seguono a distanza quelle dell’industria (26.533), dell’edilizia (26.190) e dei servizi (25.908).

Lo studio di CRIBIS ha analizzato anche i concordati preventivi, diminuiti del 73,5% negli ultimi 6 anni; il loro numero è passato dai 1.995 del 2013 ai 528 del 2019: un dato, quest’ultimo, in leggera crescita rispetto al 2018, quando era stato registrato il punto più basso degli ultimi 10 anni, con 476 procedure. La regione con il maggior numero di concordati preventivi è la Lombardia (15,1% del totale), seguita da Emilia-Romagna (14,3%), Veneto (12,7%), Lazio (11,1%) e Toscana (10,3%). Più distaccate Campania (7,1%), Puglia (5,5%), Abruzzo (4,7%) e Sicilia (4%).

 

Il settore più colpito è quello del commercio (26,2%), seguito dall’industria (24,6%), dall’edilizia (22,2%) e dai servizi (19,8%). A presentare richiesta di procedura per evitare il fallimento sono state soprattutto le microimprese, con fino a 2 milioni di euro di fatturato (51,3%) e fino a 10 dipendenti (75,4%), seguite dalle piccole imprese, con un fatturato da 2 a 10 milioni di euro (29,2%) e da 11 a 50 dipendenti (17,5%) e da quelle con un fatturato da 10 a 50 milioni di euro (16%); fanalino di coda quelle con oltre 50 milioni di euro di fatturato (3,5%) e da 51 a 250 dipendenti (7,1%).

 

 

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