Sviluppo Business

C’è chi non soffre col Covid: è il settore farmaceutico e va a gonfie vele

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L’andamento del settore farmaceutico in Italia in base ai dati più aggiornati: una fotografia di un settore in costante crescita e in buona salute.

Luca Greco
Luca Greco

Sales Innovation Director, CRIBIS

Sales Innovation Director, CRIBIS

Il farmaceutico è un settore forte e in salute e non c’era certo bisogno di una pandemia per evidenziane il peso e le potenzialità, ma l’Italia come si posiziona in questo ambito? In linea generale la carta d’identità farmaceutica del Paese è decisamente buona.

In base al report “Indicatori Farmaceutici 2020” di Farmindustria, nel 2019 il valore della produzione farmaceutica è aumentato raggiungendo i 34 miliardi (+5,6% rispetto all’anno precedente), in particolare grazie alla crescita dell’export (+26% circa). L’Italia, che già ha registrato un aumento degli investimenti nel settore negli ultimi anni, continua a perseguire l’obiettivo di crescere, innovare e puntare su ricerca e sviluppo, consolidando la sua posizione all’interno dei Paesi Ue.

Non c’è da sorprendersi dunque se i dati pubblicati da Efpia, la Federazione europea dell’industria farmaceutica, raccontano un’Italia protagonista nell’Ue per valore della produzione. L’analisi dell’Istat dal canto suo ha evidenziato un altro importante aspetto: fra il 2014 e il 2019 l’industria farmaceutica ha aumentato l’occupazione più di tutti gli altri settori. Produzione e investimenti, poi, hanno contribuito e contribuiscono a creare virtuosi legami con tutti gli altri settori dell’economia. Per tutti questi motivi, non c’è dubbio che le imprese del farmaco rappresentano un volano fondamentale per lo sviluppo economico e sociale dell’Italia.

Il settore è composto per il 42% da imprese a capitale italiano e per il 58% da imprese a capitale estero (34% europee e giapponesi, 24% USA). L’occupazione totale nell’industria farmaceutica in Italia è di circa 66.500 unità. Le esportazioni totali del settore ammontavano nel 2019 a 32,6 miliardi di euro, di cui 21,8 di medicinali, mentre le importazioni totali ammontavano a 29 miliardi di euro. La propensione alle esportazioni, ovvero la quota esportata della produzione, è pari al 96% per il totale della farmaceutica, in forte crescita rispetto al passato. I paesi dell’Unione Europea sono i principali partner dell’Italia negli scambi del settore, mentre fra i paesi extraeuropei, il principale partner commerciale sono gli Stati Uniti. In aumento, poi, gli scambi con l’Asia. Ciò vale per il periodo pre-Covid, come è prevedibile l’emergenza pandemica e i relativi vaccini sono destinati a far sentire il loro influsso anche su import ed export.

In base alle elaborazioni di Cribis, la presenza farmaceutica è fortemente concentrata in tre regioni: Lombardia (con 3525 imprese, 18,79% del totale), Lazio (1949 imprese, 10,39% del totale) e Campania (1881 imprese, 10,03% del totale). Non sorprende dunque che a livello di province, quelle dove la presenza dell’industria farmaceutica si fa più sentire sono Milano (1567, ovvero 8,35% del totale), Roma (1564, l’8,34% del totale) e Napoli (1065, il 5,68% del totale). L’Italia detiene il primato in Europa per numero di PMI farmaceutiche, non sorprende così che 6941 aziende (il 37% del totale) abbiano fino a 2 dipendenti, mentre solo il 1773 (il 9,45% del totale), ne abbiamo più di 11.

L’analisi Cribis mostra un trend crescente sia per quel che riguarda in numero delle imprese operanti nel settore, che passano da 15.637 nel 2018 a 18.363 nel 2020, sia per quel che riguarda il fatturato che sale da       57.786.453.874 euro nel 2017 al 68.646.468.121 euro nel 2019. Un settore florido, dunque, che potrà sempre più fare la differenza nella lotta alla diffusione del coronavirus, anche alla luce del fatto che è stato di recente siglato un accordo tra governo, regioni, Federfarma e Assofarm per la somministrazione da parte dei farmacisti dei vaccini anti SarsCov2. Via libera alle vaccinazioni anti-Covid nelle farmacie: i farmacisti che aderiscono all’iniziativa potranno somministrare direttamente il vaccino ai soggetti meno a rischio. Ma quante sono le farmacie in Italia? Ebbene, su 18.756 imprese operanti nel settore ben 11.287, ovvero il 60,2%.

Il 2021 sarà un anno decisivo per il settore farmaceutico: mentre i primi risultati della sperimentazione sul vaccino anti Covid italiano ReiThera sono incoraggianti, è già stato siglato un accordo per cui la produzione del vaccino russo Sputnik V verrà in parte realizzata dal laboratorio dell’azienda biofarmaceutica svizzera Adienne Pharma&Biotech a Caponago, in provincia di Monza Brianza. Sempre a Monza, grazie alla collaborazione tra Pfizer-BioNTech e Thermo Fisher Scientific, verrà prodotto anche il vaccino Pfizer. Non solo, Una parte importante del vaccino AstraZeneca è prodotta alla Irbm di Pomezia. C’è da aspettarsi che questi non saranno gli unici accordi su questo fronte. La partita si giocherà in gran parte in ambito vaccinale e l’industria italiana farà di tutto per ritagliarsi un ruolo di primo piano. Fra un anno sarà possibile capire se e come ci riuscirà. Al momento ci basta sapere che la campagna vaccinale procede e che a partire dal 26 aprile si allentano le restrizioni in Italia. Chissà che davvero non si inizi a vedere la luce alla fine del tunnel.

Luca Greco, Sales Innovation Director CRIBIS

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