Internazionalizzazione

Export Italiano: nuovi scenari e opportunità

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Quali sono gli scenari e le opportunità per l’export italiano dopo il 2020: i settori e le aree geografiche interessati e il commercio internazionale.

Terzulli Sace
Alessandro Terzulli

Chief Economist SACE

Chief Economist SACE

Nell’ambito di questo scenario sulla situazione sanitaria, stiamo assistendo già da alcuni mesi a una robusta ripresa economica globale che va a rafforzarsi con l’arrivo della seconda parte dell’anno.

QUADRO RISCHI 2021: RIPRESE «DIVERGENTI», DEBITI RECORD E INSTABILITÀ POLITICHE

La ripresa è sì vigorosa, ma al tempo stesso incompleta e divergente per alcuni paesi, anche nelle aree che “trainano” di più. Parte la ripresa e questo è indubbiamente un buon segno, soprattutto in termini di effetti positivi sull’export; tuttavia la crisi lascia un’eredità che chiaramente va considerata dal lato dei debiti. L’intervento soprattutto a livello di politiche fiscali e monetarie ha consentito a tantissimi paesi, non solo del mondo avanzato, di mitigare gli effetti della crisi che avrebbero potuto avere conseguenze più pesanti su imprese e famiglie.

Allo stesso tempo questo ha creato un forte innalzamento dei debiti sovrani, anche nei paesi emergenti che non sempre hanno soglie di sostenibilità del debito molto elevato, unitamente a una fragilità più diffusa delle imprese che a loro volta hanno dovuto indebitarsi per far fronte alla mancanza di liquidità a seguito di chiusure temporanee del business.

Il quadro delle banche è leggermente migliore, almeno finora. Gli effetti della crisi si traducono anche in un aumento generalizzato delle tensioni politiche, in parte connesse alla pandemia, che vanno tenute in considerazione a seconda dei mercati in cui si va a operare.

PIL MONDIALE IN PIENO RECUPERO QUEST’ANNO, TRAINATO DA USA E CINA

Il Pil mondiale ha registrato nel 2020 ben il - 3,6%. Sicuramente lo shock pandemico ha prodotto una crisi profonda, ma di diversa natura. Nel 2021 si prevede un + 6,1%; un buon segnale perché se così fosse, a fine 2021 il PIL “perso” nel 2020 sarà interamente recuperato con una buona crescita anche nel 2022.

Ci sono economie molto avanti come Cina e Vietnam, che non hanno registrato una recessione nel 2020 e che addirittura nel 2021 si troveranno con un livello di Pil superiore a quello del 2019. Al tempo stesso troviamo paesi emergenti che nel 2021 non avranno ancora recuperato il Pil: la Russia e il Brasile in modo modesto, l’Arabia Saudita in modo un po’ più forte fino ad arrivare a economie un po’ più problematiche come Argentina e Sud Africa. Qui di nuovo il concetto di “divergenza”: la ripresa c’è, fortemente trainata da USA e Cina e riguarda sì anche i mercati emergenti, ma in modo molto differenziato tra loro.

COMMERCIO INTERNAZIONALE: RECUPERANO GLI SCAMBI DEI BENI, IN RITARDO QUELLI DEI SERVIZI

Sotto il profilo degli scambi globali si registrano dinamiche di ripresa già in corso: secondo i dati CPB, nei primi quattro mesi del 2021 il commercio internazionale segna un +10,8% in volume, con una crescita del 25,2% tendenziale registrata nel solo mese di aprile. La crescita degli scambi globali di merci è prevista rafforzarsi nel secondo trimestre dell’anno. In linea con i segnali desumibili dal PMI manifatturiero, la direzione è di una ripresa a “V” degli scambi internazionali nel 2021, più che compensando la lenta dinamica prevista per i servizi.

Anche per il settore dei servizi il relativo indice PMI ha mostrato segnali di recupero, sebbene il comparto dei servizi al consumatore continui a essere penalizzato.

EXPORT ITALIA: DOPO LA CADUTA, RIMBALZO STIMATO GIÀ NEL 2021

Le esportazioni italiane sono attese in forte rimbalzo nel 2021 dopo la contrazione dello scorso anno, quando si è registrato il dato peggiore dalla crisi del 2009, in parte ridimensionato rispetto alle previsioni elaborate nelle fasi iniziali della crisi. Segnali di ripresa per il nostro export di beni sono riscontrabili già nei dati parziali ad oggi disponibili: +23,9% nei primi cinque mesi del 2021 (Ue +25,4%; extra-Ue +22,3%).

Per l’export di beni si attende una crescita a doppia cifra già nel 2021, in linea con le dinamiche economiche internazionali e anche per effetto di una componente di “rimbalzo statistico”.

Anche l’export italiano dei servizi è previsto in recupero, ma con una dinamica più lenta, legata anche alle restrizioni ancora parzialmente vigenti sul settore del turismo. Nel complesso, il recupero dei livelli pre-crisi è previsto nel 2022.

IMPATTI DIFFERENZIATI SULL’EXPORT DEI SETTORI

Per il biennio 2021-22 la crescita sarà accentuata in particolare per i beni di investimento, tra cui gli apparecchi elettrici, i mezzi di trasporto e, seppure con intensità minore, la meccanica strumentale, che potranno beneficiare di una ripresa degli stimoli fiscali e dei piani di investimento pubblici e privati, in particolare nelle economie avanzate. Dinamiche positive sono altresì attese per i beni intermedi, in particolare chimica-farmaceutica e gomma e plastica, a fronte della normalizzazione nelle catene di approvvigionamento internazionali.

Il progressivo riavvio del canale Ho.re.ca, grazie agli sviluppi positivi legati alle campagne vaccinali, potrebbe ulteriormente incentivare le vendite di alimentari e bevande, mentre la ripresa dei beni di consumo (che pagano le difficoltà del settore moda) attesa nel 2021 potrebbe non essere sufficiente a recuperare pienamente quanto perso lo scorso anno.

CALI DIFFUSI IN TUTTE LE AREE GEOGRAFICHE, MAGGIORE ETEROGENEITÀ NELLE RIPARTENZE

Dopo un 2020 di calo relativamente generalizzato tra economie avanzate ed emergenti, nel biennio 2021-22 la ripresa dell’export italiano sarà parimenti diffusa a tutte le geografie, seppure con intensità eterogenee.

A livello di aggregati regionali, i tassi di crescita previsti verso i mercati dell’Europa avanzata e del Nord America dovrebbero garantire già nell’anno in corso un ampio recupero di quanto perso nel 2020. Altrettanto positiva la dinamica attesa nelle aree emergenti, in particolare in Asia-Pacifico e in Europa emergente, mentre la ripresa sarà più lenta per l’export verso le geografie del Medio Oriente, dell’Africa e dell’America Latina.

Tra i Paesi più reattivi post crisi nell’ambito delle economie target per il Made in Italy si segnalano: Polonia, Marocco, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Vietnam, Malesia, Cina e Cile.

 

Alessandro Terzulli, Chief Economist SACE

 

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