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Produzione industriale italiana in flessione nel 2025: cosa ci dicono i dati

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Il 2025 vede una leggera flessione rispetto al 2024 nella produzione industriale italiana; i dati però mostrano segni di una possibile ripresa. Scopri di più.

Il 2025 si è chiuso con una lieve riduzione della produzione industriale italiana, confermando una fase di stagnazione per il settore manifatturiero nazionale. Secondo le rilevazioni dell’ISTAT, la produzione industriale ha subito una flessione complessiva dello 0,2% rispetto al 2024, al netto degli effetti di calendario, segnando il terzo anno consecutivo di contrazione dopo i cali più marcati del 2023 e del 2024.


Produzione industriale: trend negativo ma meno critico

La diminuzione dello 0,2% nel 2025 segue i cali significativi già registrati nel 2023 e nel 2024. Pur restando negativa, la contrazione del 2025 è meno accentuata, suggerendo una possibile attenuazione della fase di difficoltà più critica.

Se si considera l’andamento mensile emergono due diverse tendenze opposte: se a dicembre 2025 l’indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito dello 0,4% rispetto a novembre, nello stesso mese su base annua si osserva un incremento del +3,2% rispetto allo stesso mese del 2024. Non solo, nella media del quarto trimestre il livello della produzione cresce dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti.


Produzione industriale: i settori sono in crescita e in calo

All’interno di un quadro generale di debolezza, alcuni comparti sono riusciti a tenere o addirittura crescere nel corso del 2025.

Stando a quanto pubblicato dall’ISTAT, l’indice destagionalizzato mensile mostra aumenti congiunturali nei comparti dell’energia (+1,2%) e dei beni strumentali (+0,5%), variazioni negative si registrano, invece, per i beni intermedi (-0,4%) e i beni di consumo (-0,9%).

Al netto degli effetti di calendario, a dicembre 2025 l’indice generale aumenta in termini tendenziali del 3,2%. A crescere in misura più marcata sono i beni strumentali (+7,2%) seguiti dai beni intermedi (+2,9%) e l’energia (+1,7%). I beni di consumo aumentano solo di un +0,1%.

Nello specifico, i settori che registrano i maggiori incrementi tendenziali sono:

 

Le flessioni più ampie si rilevano invece per:

  • fabbricazione di prodotti chimici (-3,6%),
  • industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-3,4%)
  • industria del legno, della carta e stampa (-2,9%).

 

Dalle rilevazioni ISTAT, le industrie farmaceutiche e alimentari, la fabbricazione di computer e di prodotti di elettronica hanno registrato un aumento più consistente rispetto all'anno precedente, mentre i cali più ampi riguardano le industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori e la fabbricazione di mezzi di trasporto.

Queste dinamiche settoriali sottolineano come la contrazione della produzione non sia uniforme, ma concentrata in filiere che probabilmente risentono maggiormente dei rallentamenti della domanda interna e delle difficoltà nei mercati esteri.


Quali sono le prospettive per la produzione industriale italiana nel 2026?

Nonostante la lunga fase di contrazione, gli indicatori mensili e trimestrali della produzione industriale italiana suggeriscono che il peggio potrebbe essere alle spalle. Il fatto che la variabile destagionalizzata mostri aumenti tendenziali nell’ultimo mese dell’anno indica un possibile inizio di ripresa graduale, anche se le condizioni restano fragili.

Sebbene la dinamica generale nel 2025 sia stata negativa, la minore intensità della contrazione rispetto agli anni precedenti potrebbe dunque segnalare un’inversione di tendenza.

La competitività internazionale, le politiche industriali e le dinamiche di domanda globale continueranno a influenzare fortemente le prospettive presenti e future. Di questo è bene tenere conto, attrezzandosi per preservare il proprio business e il posizionamento sul mercato globale pur in un contesto incerto e sfidante.

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L'AUTORE
Fiorenza Orsitto

ESG Business Manager, CRIBIS

Fiorenza Orsitto, dopo anni di esperienza nel mondo della consulenza direzionale Banking & Finance, entra a far parte del settore delle Business Information con particolare attenzione a progettualità complesse dedicate a grandi realtà italiane. In CRIBIS attualmente ricopre il ruolo di ESG Business Manager coordinando il team di ESG Solutions al fine di dare alle imprese strumenti per supportare il proprio processo di transizione sostenibile e valutare le performance ESG proprie e dell’intera catena del valore.

ESG Business Manager, CRIBIS

Fiorenza Orsitto, dopo anni di esperienza nel mondo della consulenza direzionale Banking & Finance, entra a far parte del settore delle Business Information con particolare attenzione a progettualità complesse dedicate a grandi realtà italiane. In CRIBIS attualmente ricopre il ruolo di ESG Business Manager coordinando il team di ESG Solutions al fine di dare alle imprese strumenti per supportare il proprio processo di transizione sostenibile e valutare le performance ESG proprie e dell’intera catena del valore.

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