Sostenibilità, Sviluppo Business
Perché la biodiversità è sempre più importante nelle strategie aziendali
La tutela della biodiversità è sempre più strategica per la creazione di valore da parte delle aziende e per una competitività sostenibile. Scopri perché.
Negli ultimi anni la biodiversità sta assumendo sempre più un ruolo strategico nell’economia. Un aspetto naturale da proteggere, ma anche un elemento che le imprese e i sistemi produttivi possono integrare nei loro modelli di creazione di valore e di competitività sostenibile.
A evidenziare questa tendenza l’Osservatorio Innovazione per la Biodiversità 2025 condotto dai ricercatori dell’Innovation & Strategy e Food Sustainability Lab del Politecnico di Milano, in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e con il supporto del centro National Biodiversity Future Center (NBFC), che è andato a verificare l’evoluzione delle pratiche innovative legate alla tutela della biodiversità nei processi aziendali.
L’obiettivo dell’indagine è duplice: accelerare la trasformazione delle conoscenze scientifiche e tecnologiche sulla biodiversità in soluzioni innovative realmente applicabili nel mercato, e valorizzare le esperienze aziendali già avviate in questo percorso.
Come la biodiversità può diventare un fattore competitivo
La biodiversità può essere un importante fattore competitivo. Permette infatti di garantire la continuità di servizi essenziali per il benessere umano, come la purificazione dell’acqua, la regolazione del clima, la produzione alimentare o la prevenzione del dissesto geologico.
Integrare la biodiversità nelle strategie aziendali significa inoltre mitigare rischi connessi alla crisi climatica, essere in linea con normative ambientali sempre più stringenti, rispondere alle aspettative del mercato di una maggiore attenzione alla sostenibilità, oltre ad accedere a risorse economiche di investitori che seguono criteri ESG nelle loro scelte e a finanziamenti green.
Introdurre la biodiversità nei processi aziendali non è però una banalità. Innanzitutto, questa scelta richiede modelli gestionali innovativi in grado di tenere conto di variabili ambientali, sociali, di governance e di mercato.
Poi c’è una sfida tecnologica che si traduce nell’avvalersi di strumenti avanzati come l’Internet of Things (IoT), l’intelligenza artificiale (AI) in grado di supportare il monitoraggio, la conservazione e il ripristino degli ecosistemi naturali.
A fronte di queste sfide, esistono delle importanti opportunità: la tutela della biodiversità può infatti generare nuove soluzioni di business, nuovi mercati e nuovi modelli di produzione.
Le aziende italiane stanno integrando la biodiversità nelle loro strategie?
Compresa l’importanza della biodiversità per il tessuto imprenditoriale, viene spontaneo chiedersi cosa stanno facendo le aziende italiane su questo fronte.
L’Osservatorio del Politecnico ha cercato di dare una risposta analizzando le Dichiarazioni Non Finanziarie (DNF) di 569 aziende (414 quotate presso Borsa Italiana e 155 società benefit) in dieci settori merceologici diversi (Energy&Utilities, Materials, Industrials, Consumer Discretionary, Consumer Staple, Health Care, Financials, Information Technology, Communication Services, Real Estate).
Quel che emerge è che circa il 62% delle imprese prese in considerazione pubblica una DNF e che 2 su 3 di queste 350 DFN citano al proprio interno la biodiversità.
Solo però 151 aziende (il 43% di quelle che rendicontano e il 27% del totale) dichiarano di avere programmi specifici, mentre 80 imprese parlano del tema senza però essersi ancora attivate con azioni concrete.
Le azioni finora svolte riguardano principalmente la sensibilizzazione (26%), seguono interventi di conservazione e protezione degli habitat interessati dalla attività aziendali (16%), azioni lungo la filiera (15%), monitoraggio ambientale (12%), ripristino degli ecosistemi (11%) e attività di compensazione (10%). Molto basso invece il coinvolgimento delle aziende nelle iniziative di valorizzazione della biodiversità (6%) e nei progetti di ricerca scientifica (4%).
A sole 10 aziende di quelle analizzate (meno del 2% del campione) si deve circa un quarto di tutte le iniziative evidenziando una forte polarizzazione negli interventi. Considerando le 20 aziende più attive si arriva al 40%, con 30 realtà si supera il 50%. Più di 120 aziende, invece, hanno messo in atto solo una o due azioni concrete.
In quali settori le aziende sono più attive nel campo della biodiversità
Quanto al settore di appartenenza, le realtà più attive operano nei comparti a maggiore impatto ambientale, come Energy&Utilities, dove il 94% delle aziende che redigono la DNF menziona la biodiversità e quasi 9 su 10 hanno messo in campo iniziative concrete.
Seguono Consumer Staples (beni di prima necessità), con il 54% delle imprese (in particolare le filiere agricole) che ha già intrapreso iniziative concrete, e Materials, dove il 40% di aziende (soprattutto quelle che operano in ambito chimica, cemento e carta) ha progetti attivi sulla biodiversità.
Le società benefit, molto sensibili sul fronte della rendicontazione (70% pubblica la DNF, contro il 58% delle quotate), sono meno attive sul fronte della biodiversità. Solo il 24% delle benefit ha infatti avviato progetti specifici, mentre nelle quotate questa percentuale arriva al 28%. Se si prendono in esame solo quelle che pubblicano la DFN, le percentuali salgono a 34% per le benefit e il 48% per le quotate.
Startup e PMI innovative ricoprono un ruolo cruciale per la biodiversità
Le startup e le PMI innovative hanno una funzione determinante nel trovare soluzioni tecnologiche per la biodiversità se spesso essendo aperte a sperimentare approcci innovativi anticipano le grandi imprese.
L’Osservatorio del Politecnico di Milano ha preso come campione 173 tra startup e PMI innovative italiane, in media fondate attorno al 2019, che operano attivamente nel campo della biodiversità, scoprendo che il 76% del campione opera in ambito Innovation for Biodiversity (proponendo soluzioni di monitoraggio digitale, piattaforme di tracciabilità delle filiere, progetti di conservazione e ripristino degli habitat), mentre il 24% rientra nella Biodiversity for Innovation (con progetti di ricerca avanzata e tecnologie a forte potenziale trasformativo).
I modelli di business sono ibridi e caratterizzati da approcci multi-cliente (B2B, B2C e B2G) rivolgendosi a aziende, cittadini ed enti pubblici.
Investire nella protezione della biodiversità per un’economia sostenibile
Un’economia sostenibile è quella in cui protezione degli ecosistemi e competitività d’impresa non solo coesistono, ma si rafforzano reciprocamente.
In un mondo sempre più interconnesso e dipendente da risorse naturali che scarseggiano, integrare la biodiversità nella strategia aziendale è più una scelta etica, ma anche una decisione di business e di politica industriale con impatti a lungo termine sull’innovazione, sulla reputazione e sulla creazione di valore.
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L'AUTORE
Fiorenza Orsitto
ESG Business Manager, CRIBIS
Fiorenza Orsitto, dopo anni di esperienza nel mondo della consulenza direzionale Banking & Finance, entra a far parte del settore delle Business Information con particolare attenzione a progettualità complesse dedicate a grandi realtà italiane. In CRIBIS attualmente ricopre il ruolo di ESG Business Manager coordinando il team di ESG Solutions al fine di dare alle imprese strumenti per supportare il proprio processo di transizione sostenibile e valutare le performance ESG proprie e dell’intera catena del valore.
ESG Business Manager, CRIBIS
Fiorenza Orsitto, dopo anni di esperienza nel mondo della consulenza direzionale Banking & Finance, entra a far parte del settore delle Business Information con particolare attenzione a progettualità complesse dedicate a grandi realtà italiane. In CRIBIS attualmente ricopre il ruolo di ESG Business Manager coordinando il team di ESG Solutions al fine di dare alle imprese strumenti per supportare il proprio processo di transizione sostenibile e valutare le performance ESG proprie e dell’intera catena del valore.
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