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Caratteristiche, sfide e opportunità delle aziende guidate da donne

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Le aziende guidate da donne dimostrano maggiore attenzione alle persone, mentre rimane basso il livello di digitalizzazione e internazionalizzazione. Scopri di più.

In Italia l’imprenditoria guidata da donne è essere una componente significativa del tessuto produttivo nazionale: sono infatti oltre un milione le imprese femminili, un dato che seppur in crescita, racconta anche di un grosso potenziale ancora inespresso.

 

Nelle imprese femminili si registrano maggiore formazione e attenzione al welfare 

Secondo Il rapporto di rapporto realizzato da Unioncamere con il supporto del Centro studi Tagliacarne e Sicamera, le imprese femminili ammontano a 1.307.116 al 31 dicembre 2024, pari a un 22,2% del totale delle aziende in Italia.

Una presenza che cresce, seppur lentamente (+0,4% rispetto al 2014), e che si conferma una leva cruciale per aumentare l’occupazione femminile. All’interno delle aziende “in rosa”, infatti, le donne rappresentano più della metà dei dipendenti (54%, contro il 39% delle imprese non femminili), segnale di un ruolo di traino che possono avere per agevolare l’inclusione sul lavoro.

Il profilo delle imprenditrici racconta di un’imprenditoria di qualità: il 25% possiede una laurea (contro il 21% degli imprenditori uomini) e l’85% arriva all’impresa dopo un’esperienza lavorativa strutturata. Non sorprende, quindi, che l’avvio di un’attività non sia percepito come ripiego. Nel 37% dei casi è infatti una scelta di autorealizzazione, contro il 27% per cui rappresenta una alternativa alla mancanza di lavoro dipendente.

Interessante notare come le imprese femminili siano caratterizzate da un’attenzione maggiore alle persone. Il 28% delle imprese femminili adotta misure per l’equilibrio vita-lavoro, contro il 22% di quelle non femminili, un’attenzione che sale al 40% quando a guidare l’azienda è una donna laureata.

 

Le aziende guidate da donne operano perlopiù nei servizi

Le imprese in rosa hanno quasi tutte piccole dimensioni: il 96,2% delle imprese ha meno di dieci addetti (94% le non femminili) e il 60,5% sono ditte individuali (quota superiore al 47,3% delle non femminili).

Sfortunatamente mostrano un livello di produttività inferiore del 60% rispetto a quello delle imprese non femminili. Caratteristica che pesa sulla solidità, infatti sopravvivono meno a tre e cinque anni dall’avvio rispetto alle altre imprese.

Le aziende femminili si concentrano soprattutto nel terziario e nei servizi. Circa il 72,6% delle imprese guidate da donne opera nel settore dei servizi (contro il 60,1% delle non femminili).

Geograficamente, pur con presenza in tutto il territorio nazionale, le imprese al femminile risultano particolarmente diffuse al Sud (36,6% vs 33,7% delle non femminili). Anagraficamente, invece, risultano più giovani, con 10,3% di imprenditrici under 35 contro il 7,7% degli imprenditori under 35.

 

Imprese femminili: un aiuto dagli incentivi pubblici

I finanziamenti per l’attività d’impresa rappresenta un altro nodo critico. Ben il 74% delle aziende femminili ricorre al capitale proprio o familiare per partire, scelta che garantisce stabilità ma può frenare investimenti più ambiziosi. Il credito bancario viene utilizzato dal 37% delle imprese guidate da donne con l’effetto che in otto casi su dieci questi finanziamenti si trasformano in investimenti.

Le imprenditrici sono inoltre più attive nell’accesso agli incentivi pubblici: il 27% ne ha già beneficiato e un ulteriore 19% intende farlo. Gli strumenti più utilizzati sono gli aiuti regionali, il credito d’imposta e, nel 15% dei casi, gli incentivi gestiti da Invitalia, mostrando una buona propensione ad investire in beni tangibili (macchinari, attrezzature ICT) e ammodernamento organizzativo.

A beneficiare di questi investimenti è soprattutto la competitività: le imprese che combinano credito e incentivi registrano una produttività del lavoro superiore del 33%, che sale al 40% quando si investe anche nella formazione. Inoltre, queste imprese mostrano una probabilità di investire superiore del +10% rispetto alle altre imprese femminili, che diventa del +14% se si considerano gli investimenti sulla formazione.


Basso il livello di internazionalizzazione e digitalizzazione

Integrando i dati di Unioncamere con quelli estratti dal report sull’imprenditoria femminile in Italia 2025 di CRIBIS è possibile evidenziare l’andamento territoriale, i settori più gettonati e le sfide che le aziende in rosa si trovano a dover affrontare.

Per quel che riguarda la distribuzione geografica, la Regione con la maggiore incidenza di imprese femminili sul totale delle aziende è il Lazio (20,5%), al secondo posto ci sono Abruzzo e Basilicata (20,4%) e al terzo l’Umbria (20,2%).

Il discorso cambia se si considerano le province. In questo caso la classifica è guidata da Prato con il 23,8% delle imprese femminili sul totale imprese nella provincia, seguita poi da Frosinone e La Spezia (22,5%).

Quanto ai settori, la maggior concentrazione delle imprese femminili si ha nei servizi sociali (52,5%), nelle industrie tessili (39,6%) e nel commercio al dettaglio di abbigliamento (39,1%).

Venendo invece alle sfide, la prima è certamente la dimensione locale. Seppur in crescita, il livello di internazionalizzazione delle imprese al femminile è basso: solo lo 0,9% delle società analizzate ha un alto livello di internazionalizzazione.

La seconda è la limitata propensione a digitalizzare l’attività: sono in netta maggioranza (84,6% del totale) le imprese con basso livello di digital attitude, nonostante una crescita del 4,3% delle imprese con un livello medio o alto rispetto all’anno precedente.


Le imprese femminili possono diventare un motore per l’economia italiana

I dati evidenziano che l’imprenditoria femminile ha tutte le carte in regola per rappresentare un motore di rilancio e innovazione.

L’imprenditoria femminile in Italia non è infatti più un fenomeno marginale, ma una realtà fatta di migliaia di imprese, sogni, progetti, occupazione. Per fare davvero la differenza servono scelte coraggiose, scommettendo su crescita, innovazione e sostenibilità.

In un Paese che ha bisogno di rilanci produttivi, che cerca competitività e modernizzazione, le donne che fanno impresa possono rappresentare una leva cruciale. Riconoscerlo, sostenerlo e accompagnarlo con politiche, infrastrutture e opportunità reali significa investire nel futuro dell’economia e di tutta la società italiana.

Fabio Brambilla
L'AUTORE
Fabio Brambilla

Sales Innovation Director, CRIBIS

Con un’esperienza consolidata nelle vendite e nella gestione di reti commerciali in diversi settori e aree geografiche, entra in CRIF nel 2002. Oggi, in CRIBIS, ricopre il ruolo di Sales Innovation Director, guidando le attività della rete vendita.

Sales Innovation Director, CRIBIS

Con un’esperienza consolidata nelle vendite e nella gestione di reti commerciali in diversi settori e aree geografiche, entra in CRIF nel 2002. Oggi, in CRIBIS, ricopre il ruolo di Sales Innovation Director, guidando le attività della rete vendita.

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