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Cresce l’impegno delle imprese italiane verso la transizione ecologica

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L’ESG Outlook 2025 di CRIF evidenzia un maggiore impegno verso la sostenibilità da parte del tessuto produttivo italiano. Scopri di più.

Nel 2024 le piccole e medie imprese italiane hanno mostrato segnali concreti di miglioramento nella gestione della transizione ecologica. Secondo l’ESG Outlook 2025 di CRIF,  infatti, la quota di PMI classificate nelle fasce di rischio di transizione “Alto” e “Molto alto” è diminuita del 6,6%, mentre le aziende collocate nelle classi a impatto “Basso” o “Moderato” sono aumentate del 9,1%. Dati che evidenziano il progressivo impegno del tessuto produttivo italiano nella sfida della decarbonizzazione.

Dal canto suo, il sistema bancario sta traducendo questa evoluzione in precise scelte di allocazione del credito: la percentuale di finanziamenti destinati alle imprese più virtuose è salita al 38,1% (dal 29,4% del 2023), mentre la quota di prestiti a imprese con profilo di rischio di transizione elevato è scesa dal 30,3% al 29,3%. Questo spostamento conferma il ruolo del credito come motore della transizione, premiando chi investe in tecnologie e pratiche green.


Quali sono i settori più avanzati per rischio di transizione?

L’attenuazione del rischio di transizione è diffusa ma disomogenea per settori.

I settori in cui si sono registrati maggiori progressi nel 2024 rispetto al 2023 sotto il profilo del rischio di transizione sono:

- turismo, ristorazione e attività ricreative;
-
immobiliare;
- meccanica e mezzi di trasporto.

In particolare, il settore immobiliare e la meccanica hanno ridotto drasticamente il loro profilo di rischio, con l’immobiliare che lo ha addirittura dimezzato rispetto all’anno precedente.

Forti progressi anche nei comparti meccanica strumentale, tessile e abbigliamento e commercio di autoveicoli, grazie a investimenti in tecnologie pulite, all’adozione di pratiche sostenibili e all’adeguamento alle nuove normative. Hanno mostrato un netto miglioramento anche le attività economiche legate ai prodotti non metallici, oltre a utility ed energia.


Quali settori invece restano indietro?

Di contro, trasporti, logistica e marittimo registrano un peggioramento del proprio profilo di rischio di transizione, condizionati dall’aumento dei costi energetici e dalla necessità di investimenti elevati per la modernizzazione delle flotte e delle infrastrutture.

Tra i settori più esposti al rischio di transizione anche il settore chimico, la farmaceutica e l’oil & gas. Quest’ultimo è il più emissivo in valore assoluto, ma ha registrato un calo significativo della propria intensità grazie alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili e all’aumento del contributo delle energie rinnovabili.

Un indicatore chiave dell’analisi è la GHG intensity (grammi equivalenti di CO2 per euro di fatturato), parametro correlato al livello corrente di emissioni di gas serra e usato per stimare il costo e lo sforzo necessari alla decarbonizzazione. Nel 2024 si registra un lieve calo della GHG intensity complessiva, segnale di un miglioramento moderato dell’efficienza ambientale.

Persistono, in conclusione, gap settoriali importanti: i servizi risultano i più virtuosi, grazie soprattutto alla predominanza di capitale umano, mentre i settori produttivi e industriali (in particolare trasporti, logistica e agricoltura) rimangono più emissivi.


Il circolo virtuoso fra sostenibilità aziendale e accesso al credito

Il consolidarsi di una maggiore concentrazione di finanziamenti verso imprese a basso rischio di transizione va letta in modo positivo perché favorisce resilienza e competitività delle imprese che hanno già intrapreso il percorso green. Se mal gestita, però, può produrre un effetto selettivo sul mercato del credito che lascia più esposte realtà che non hanno ancora capacità di investimento per la transizione.

Per le banche, i dati rafforzano l’opportunità e l’esigenza di integrare criteri ESG nelle valutazioni del merito creditizio, sviluppare prodotti di finanziamento “transition-linked” e accompagnare con advisory le imprese che devono riconvertire processi e asset.

Per le imprese, specie nelle filiere più esposte, diventa invece sempre più evidente che l’adozione di investimenti green e la misurazione accurata delle emissioni possono tradursi in migliori condizioni di accesso al credito.

Resta, inoltre, la necessità per le aziende di poter contare su strumenti pubblici che riducano i costi e i rischi della transizione, soprattutto nel caso di realtà meno capitalizzate.

La sfida per i prossimi anni sarà realizzare percorsi diffusi e inclusivi di investimento e finanziamento, così che la transizione ecologica diventi davvero una leva di sviluppo sostenibile per l’intero sistema produttivo italiano.

 

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Fabio Brambilla
L'AUTORE
Fabio Brambilla

Sales Innovation Director, CRIBIS

Con un’esperienza consolidata nelle vendite e nella gestione di reti commerciali in diversi settori e aree geografiche, entra in CRIF nel 2002. Oggi, in CRIBIS, ricopre il ruolo di Sales Innovation Director, guidando le attività della rete vendita.

Sales Innovation Director, CRIBIS

Con un’esperienza consolidata nelle vendite e nella gestione di reti commerciali in diversi settori e aree geografiche, entra in CRIF nel 2002. Oggi, in CRIBIS, ricopre il ruolo di Sales Innovation Director, guidando le attività della rete vendita.

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