Supply Chain Compliance

Quali sono le filiere e le materie prime più a rischio con i conflitti in corso?

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I conflitti in corso stanno mettendo a rischio le filiere di approvvigionamento, oggi sempre più interconnesse. Scopri quali sono le materie più a rischio.

Le tensioni geopolitiche degli ultimi anni, dalla guerra in Ucraina alle crisi in Medio Oriente, stanno mettendo sotto pressione le supply chain globali. A evidenziarlo è il Centro Studi Confindustria in report dal titolo “Materie prime critiche e resilienza delle supply chains” in cui vengono individuate le principali vulnerabilità del sistema produttivo italiano ed europeo.


Le filiere più esposte sul fronte delle materie prime critiche

Negli ultimi anni incertezza, misure protezionistiche e conflitti, hanno reso gli approvvigionamenti a livello internazionale più a rischio. Un aspetto particolarmente critico se si considera che l’integrazione produttiva globale resta elevata: circa un quarto della manifattura mondiale e oltre il 37% di quella italiana sono legati a filiere globali.

La manifattura italiana, nello specifico, dipende da forniture extra-UE per ben 364 prodotti (fra materie prime, semilavorati e beni di diverso tipo), per un controvalore di circa 26 miliardi di euro, ed è vulnerabile soprattutto sul fronte dei semilavorati metallurgici e dell’energia.

Il nodo centrale riguarda le cosiddette materie prime critiche, ovvero quelle risorse strategiche per l’industria caratterizzate da un alto rischio di approvvigionamento. Tra queste, lo studio individua in particolare alluminio, rame, titanio e terre rare, fondamentali per la transizione ecologica, la digitalizzazione e per i settori ad alta intensità tecnologica.

L’analisi del Centro Studi Confindustria evidenzia un irrigidimento delle condizioni di approvvigionamento a causa di: aumento e volatilità dei prezzi (per tutti i materiali), disponibilità e difficoltà di reperimento dei materiali e tensioni concentrate soprattutto su terre rare e titanio.

Le vulnerabilità derivano in particolare da domanda globale crescente, concentrazione geografica dell’offerta, tensioni geopolitiche, difficoltà di sostituzione dei materiali. Queste criticità tendono poi a propagarsi lungo la filiera, soprattutto nei settori come:

  • aerospazio e difesa (per la dipendenza da titanio, alluminio),
  • elettrificazione ed elettronica (per l’uso del rame)
  • magneti e tecnologie avanzate (per la necessità di avere terre rare).

L’analisi evidenzia, inoltre, come la sostenibilità migliora il profilo ambientale ma non riduce i rischi di approvvigionamento. Solo nel caso delle terre rare il riciclo rafforza anche la resilienza. Non solo, esiste al momento un preoccupante legame tra rischi di supply chain e transizione ecologica: le tecnologie “verdi”, dalle batterie ai pannelli fotovoltaici, richiedono infatti un uso crescente di materie prime critiche come litio, grafite e terre rare.

Ne deriva un paradosso: mentre l’Europa punta a rafforzare la propria autonomia energetica e industriale, aumenta al tempo stesso la dipendenza da risorse concentrate in pochi Paesi extraeuropei.


Come difendere le filiere produttive dall’instabilità geopolitica

Come evidenziato, la produzione globale delle materie prime critiche è fortemente concentrata in pochi Paesi, rendendo le filiere esposte a shock esterni, restrizioni commerciali o interruzioni legate ai conflitti. Si pensi al blocco dello stretto di Hormuz a seguito dell’attacco degli Stati Uniti all’Iran.

Questo mix rende le filiere particolarmente fragili. Non a caso, le recenti crisi globali hanno già dimostrato come shock localizzati possano propagarsi rapidamente lungo le catene del valore, generando effetti a cascata sull’intero sistema produttivo, agendo su più livelli:

  • interruzione diretta delle forniture;
  • aumento dei costi delle materie prime;
  • instabilità delle rotte commerciali;
  • uso strategico delle risorse come leva geopolitica.

In questo contesto, anche filiere apparentemente lontane dai teatri di guerra possono subire effetti indiretti, a causa dell’elevata interconnessione delle supply chain globali.

Per ridurre i rischi, Confindustria sottolinea la necessità di una strategia a livello di politica industriale, commerciale e internazionale, che agisca contemporaneamente su più fronti al fine di favorire la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, il rafforzamento del riciclo e dell’economia circolare, lo sviluppo di filiere europee più integrate, l’innovazione tecnologica per ridurre l’uso di materiali critici.


La resilienza delle filiere è una delle sfide più attuali per le aziende europee

La sicurezza delle catene di approvvigionamento è una questione strategica, economica e politica.

Tenuto conto che le filiere industriali europee restano fortemente dipendenti da materie prime critiche e da fornitori concentrati in aree geopoliticamente sensibili, in un mondo segnato da conflitti e tensioni commerciali, la resilienza delle supply chain è una delle principali sfide per la competitività dell’Europa.

Agire a livello aziendale, ma anche nazionale, politico e internazionale è fondamentale per riuscire a far fronte anche alle situazioni più complesse.

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L'AUTORE
Michele Colombo

Product Marketing & GTM Manager, CRIBIS

Ha lavorato per oltre 20 anni nel marketing del gruppo CRIF, coordinando progetti di comunicazione, product marketing, business intelligence e sales acceleration. Oggi è responsabile del product marketing e delle strategie di commercializzazione di CRIBIS.

Product Marketing & GTM Manager, CRIBIS

Ha lavorato per oltre 20 anni nel marketing del gruppo CRIF, coordinando progetti di comunicazione, product marketing, business intelligence e sales acceleration. Oggi è responsabile del product marketing e delle strategie di commercializzazione di CRIBIS.

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