Internazionalizzazione
Il boom del settore farmaceutico italiano: +33% per l'export nel 2025
Il settore farmaceutico italiano ha registrato un boom di produzione ed export nel 2024-2025, e le prospettive per il 2026 rimangono positive. Scopri di più.
Nel 2025 il settore farmaceutico italiano ha consolidando brillanti risultati produttivi e commerciali, confermandosi tra i comparti più dinamici dell’economia nazionale. Non solo, le prospettive per il 2026 sono di un’ulteriore crescita.
Nel 2024, il settore farmaceutico italiano ha visto un record di produzione ed export
Secondo i dati pubblicati dall’Agenzia ICE, il settore farmaceutico italiano nel 2024 ha raggiunto un valore della produzione di circa 56 miliardi di euro, con un export di circa 54 miliardi di euro, segnando un primato storico grazia a cui l’Italia può collocarsi tra i principali Paesi esportatori farmaceutici in Europa insieme a Germania e Francia.
Questo risultato è dovuto un aumento delle esportazioni di oltre il 150% nell’ultimo decennio, un valore decisamente al di sopra della media europea. Del resto, la maggior parte delle aziende farmaceutiche italiane hanno un alto livello di internazionalizzazione, operando su mercati esteri, con prodotti ad alto valore aggiunto.
I dati preliminari 2025 di Farmindustria confermano il trend di crescita dell’export farmaceutico, con un valore delle esportazioni pari a 58,8 miliardi di euro nel periodo gennaio-ottobre 2025 (+33,7% rispetto allo stesso periodo del 2024). Dato sorprendente se si pensa che la crescita della media dell’intero comparto manifatturiero si ferma a +3,4% e con 8,2 miliardi di euro di saldo estero. Con questi numeri, l’incidenza dell’industria pharma nell’interscambio commerciale italiano che si attesta attorno al 10%.
Positive anche le previsioni per i prossimi anni: secondo le stime il valore delle esportazioni farmaceutiche italiane potrebbe superare i 70 miliardi di euro nel 2026.
Quali sono i principali mercati di destinazione? L’Unione Europea assorbe quasi la metà delle vendite italiane all’estero, seguita da Stati Uniti, Svizzera e Regno Unito.
Nel dettaglio, all'UE è destinato il 47% del totale dell'export (+33% rispetto al periodo gennaio-ottobre '24), agli USA il 23% (+61%), alla Svizzera il 14% (+11%), all’UK il 3% (+44%), alla Cina il 2% (+28%).
Occupazione, investimenti e conformazione del comparto farmaceutico italiano
Sempre in base ai dati di Farmindustria aggiornati al 2025, le imprese del settore che operano in Italia sono circa 283, di cui 220 dedicate alla produzione di specialità medicinali (farmaci finiti).
Queste realtà sono sia grandi gruppi internazionali con stabilimenti produttivi in Italia sia imprese italiane di medie dimensioni, con una quota di capitale italiano pari a circa il 43% e il restante 57% a capitale estero.
Il settore fornisce un importante contributo all’occupazione: nel 2024, infatti, l’industria farmaceutica italiana contava circa 71.000 addetti, in crescita rispetto agli anni precedenti. L’occupazione registra infatti un +1,4% rispetto al 2023 e +8% negli ultimi cinque anni. Se si prendono in considerazione gli under 35 e le donne la crescita risulta ancora più consistente, con rispettivamente +21% e +13% di addetti in queste categorie. Ci sono poi da considerare pure gli occupati nell’indotto e in ricerca e sviluppo collegati.
Sul fronte degli investimenti e dell’innovazione, è infine importante notare come nel 2024 in Italia gli investimenti in R&S e produzione siano cresciuti del 13% rispetto al 2023 e del 33% rispetto a cinque anni prima.
Una strategia pubblico-privata per continuare a crescere
I numeri delineano un bilancio molto positivo. L’industria farmaceutica italiana è uno dei settori più dinamici e internazionalizzati del sistema produttivo nazionale. Le performance in termini di export e produzione la collocano ai vertici in Europa e ne fanno un asset strategico nei rapporti commerciali internazionali.
Resta però un aspetto da affrontare: affinché il contributo economico si rifletta in modo più ampio sul PIL e sulla crescita domestica, non solo sui flussi commerciali, è necessaria una visione politica e industriale coerente che sappia sfruttare appieno le potenzialità competitive del comparto, integrando innovazione, competenze, governance e investimenti.
Se finora molti degli investimenti in ricerca e sviluppo sono stati sostenuti principalmente da iniziative delle aziende del pharma, è importante che anche lo Stato sostenga il settore con semplificazioni normative, incentivi che possano rafforzare la presenza sui mercati internazionali e la competitività del comparto, in una cooperazione pubblico-privata che preveda una strategia di sistema e una visione comune.
L'AUTORE
Mauro Cortesi
Top Customer Consulting Manager, CRIBIS
Responsabile del team di consulenza dedicato al mercato Corporate, ha consolidato un’ampia esperienze nel settore della business information con un approccio consulenziale volto all’analisi e alla valorizzazione dei dati all’interno dei processi aziendali. Coordina team che supportano le aziende nell’ottimizzazione della gestione del credito, procurement, marketing e ESG, favorendo l’integrazione tra sistemi informativi aziendali per migliorare l’efficienza operativa. Grazie ad un approccio orientato all’innovazione, aiuta le organizzazioni a trasformare le informazioni in strumenti decisionali efficaci, ottimizzando i processi e le strategie di gestione dei rischi con l’obiettivo di trasformare i dati in un vantaggio competitivo.
Top Customer Consulting Manager, CRIBIS
Responsabile del team di consulenza dedicato al mercato Corporate, ha consolidato un’ampia esperienze nel settore della business information con un approccio consulenziale volto all’analisi e alla valorizzazione dei dati all’interno dei processi aziendali. Coordina team che supportano le aziende nell’ottimizzazione della gestione del credito, procurement, marketing e ESG, favorendo l’integrazione tra sistemi informativi aziendali per migliorare l’efficienza operativa. Grazie ad un approccio orientato all’innovazione, aiuta le organizzazioni a trasformare le informazioni in strumenti decisionali efficaci, ottimizzando i processi e le strategie di gestione dei rischi con l’obiettivo di trasformare i dati in un vantaggio competitivo.
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