Sviluppo Business, Supply Chain Compliance

DPCM Automotive: nuovi investimenti per accelerare la transizione della filiera auto italiana

Settore Automotive

Il DPCM Automotive introduce nuove risorse per sostenere la transizione tecnologica e la competitività della filiera auto italiana.

Il via libera al DPCM Automotive annunciato nel maggio 2026 ha l’obiettivo di sostenere una delle filiere più strategiche e allo stesso tempo più esposte alle trasformazioni globali. Il provvedimento, promosso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, mette a disposizione 1,343 miliardi di euro per accompagnare il settore nella transizione tecnologica ed energetica.


Un piano da oltre 1,3 miliardi per accompagnare la transizione industriale

Le risorse del decreto sono destinate principalmente alle imprese della filiera automotive, con un focus su investimenti produttivi, ricerca, sviluppo e innovazione. Più del 70% dei fondi sarà indirizzato verso accordi per l’innovazione e contratti di sviluppo, con particolare attenzione alle PMI.

Accanto agli interventi industriali, il piano prevede anche incentivi mirati alla mobilità sostenibile, tra cui il rinnovo del parco dei veicoli commerciali e il sostegno a tecnologie a basso impatto ambientale.

Il provvedimento potrebbe inoltre rafforzarsi nei prossimi mesi: il Governo ha annunciato il possibile reintegro di ulteriori 251 milioni di euro, portando la dotazione complessiva verso quota 1,6 miliardi.


Il settore automotive verso una maggiore competitività industriale 

Il DPCM punta al rafforzamento delle imprese e della capacità produttiva. L’obiettivo dichiarato è sostenere la riconversione della filiera, dalla componentistica alle tecnologie avanzate per veicoli all’avanguardia e sostenibili.

Questa impostazione si inserisce in un quadro più ampio, che include il Piano Transizione 5.0 e le politiche europee sul settore auto, come la revisione delle normative sulle emissioni e il rafforzamento della produzione industriale in Europa.

Il DPCM arriva in una fase particolarmente delicata per il settore automotive. L’industria globale sta affrontando una trasformazione profonda, guidata da tre grandi direttrici:

La transizione non è priva di ostacoli: la riconversione industriale impone investimenti importanti e un rapido aggiornamento delle competenze, incidendo sia sull’occupazione sia sugli equilibri della supply chain.


Il ruolo del sostegno pubblico nella tenuta del sistema industriale

In questo contesto, il sostegno pubblico diventa fondamentale per mantenere la competitività del sistema industriale. Il DPCM punta proprio a rafforzare il posizionamento dell’Italia all’interno della filiera europea dell’auto, sostenendo innovazione e capacità produttiva.

L’obiettivo è duplice: da un lato accompagnare la transizione verso la mobilità sostenibile, dall’altro evitare un indebolimento del tessuto industriale nazionale in un mercato sempre più competitivo.

Parallelamente gli interventi pubblici agiscono anche sul fronte della domanda, dove non mancano incentivi all’acquisto di veicoli, formule di credito, leasing e noleggio a lungo termine, che consentono di diluire il costo nel tempo e rendere accessibili modelli più tecnologici, contribuendo a sostenere il mercato in una fase di rallentamento delle immatricolazioni.


Quali trend stanno caratterizzando il settore automotive in Italia?

Attraverso la piattaforma Margò di CRIBIS è possibile analizzare nel dettaglio il settore automotive italiano, tra i principali destinatari delle misure previste dal provvedimento.

Se si considera la distribuzione geografica, le regioni con un numero maggiore di aziende della filiera auto sono:

  • Lombardia (15,4%);
  • Lazio (10,8%);
  • Campania (10%);
  • Piemonte (9%);
  • Sicilia (8,4);
  • Puglia e Veneto (7,2%);
  • Emilia-Romaga (6,9%).

Le altre regioni sono tutte abbondantemente sotto il 6%.

L’impresa individuale rappresenta la forma giuridica prevalente (54,3%), seguita dalle società di capitali (30,1%) e dalle società di persone (15,4%). Il fatturato del comparto mostra un andamento altalenante tra il 2022 e il 2024: da 169,3 miliardi di euro nel 2022 si passa a 202,6 miliardi nel 2023, per poi scendere a 199,6 miliardi nel 2024. In crescita, invece, la forza lavoro, con 297.245 addetti nel 2023, 306.774 nel 2024 e 308.792 nel 2025.

Gli indicatori qualitativi evidenziano un quadro ancora fragile: lo score di internazionalizzazione risulta perlopiù basso (59,8%) o medio-basso (34%), mentre la digital attitude è prevalentemente bassa (79,41%). Anche lo score di innovazione conferma un ritardo strutturale, con una quota significativa di imprese collocate nelle fasce basse (37,25%) e medio-basse (33,76%).

Nel complesso, questi dati delineano un settore che, pur mostrando segnali di tenuta occupazionale, evidenzia criticità strutturali su internazionalizzazione, digitalizzazione e innovazione. In questo contesto, il provvedimento assume un ruolo centrale nel sostenere la transizione del comparto.

Il suo impatto dipenderà dalla capacità di tradurre le risorse in investimenti effettivi e dalla rapidità di implementazione. Per l’Italia, la sfida sarà trasformare l’intervento in un’opportunità concreta di rafforzamento competitivo nella nuova geografia globale dell’automotive.

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Niccolò Zuffetti Def
L'AUTORE
Niccolò Zuffetti

Head of Marketing, CRIBIS

Marketing Manager di CRIBIS, sin dall’inizio della carriera professionale si è dedicato al coordinamento di progetti di supporto decisionale per la valutazione del merito creditizio, gestione della clientela e ampliamento del business per grandi aziende italiane e per il mercato B2B. Oggi coordina le attività di Marketing e Telemarketing.

Head of Marketing, CRIBIS

Marketing Manager di CRIBIS, sin dall’inizio della carriera professionale si è dedicato al coordinamento di progetti di supporto decisionale per la valutazione del merito creditizio, gestione della clientela e ampliamento del business per grandi aziende italiane e per il mercato B2B. Oggi coordina le attività di Marketing e Telemarketing.

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