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Osservatori

Global Bankruptcy Report: nel 2024 crescono liquidazioni e fallimenti aziendali in buona parte del mondo

Shutterstock 2237957273

Nel 2024 il 65% dei Paesi monitorati da Dun & Bradstreet ha registrato un aumento delle bancarotte aziendali, un dato in deciso aumento rispetto al 53% del 2019. Lo rileva il Global Bankruptcy Report 2025 di D&B.

Una crescita, quella registrata, frutto della prolungata tensione geopolitica accumulata negli ultimi anni, a cui si uniscono inflazione, andamento dei tassi di interesse, criticità legate alle catene di approvvigionamento, calo dei consumi e rallentamento economico.

Così, se tra il 2020 e il 2022, il numero medio di bancarotte nelle economie monitorate è sceso del 16% rispetto ai livelli pre-pandemici (2018–19) grazie al sostegno dei governi e alla tolleranza dei creditori, quando gli aiuti sono stati rimossi e i tassi d’interesse sono aumentati, nel 2023 e nel 2024 i fallimenti aziendali sono cresciuti.

 

Qual è l’andamento globale delle liquidazioni e dei fallimenti?

Dal Global Bankruptcy Report 2025 emerge che nel 2024 le bancarotte globali hanno raggiunto il livello massimo da 12 anni, con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 5% tra il 2012 e il 2024, mentre dal 2021 al 2024, il CAGR è raddoppiato arrivando al 10%.

Dopo la pandemia, 32 Paesi su 47 monitorati hanno registrato un aumento delle bancarotte, con una media di crescita annua del 12%. In particolare, Ucraina, Polonia, Francia, Canada, Arabia Saudita, Indonesia e Australia hanno mostrato aumenti superiori al 20% annuo.

Di seguito i Paesi che hanno avuto un incremento tra il 2023 e il 2024 delle bancarotte aziendali:

  • Ucraina (+126%)
  • Singapore (+40%)
  • Bielorussia (+39%)
  • Australia (+37%)
  • Canada e Romania (+35%)
  • Paesi Bassi (+30%)
  • Spagna (+26%)
  • Lussemburgo (+24%)
  • Svezia (24%)
  • Turchia (+23)
  • Germania (+22%)
  • Italia (+20%)
  • Indonesia (+19%)
  • Taiwan (18%)
  • Vietnam (18%)
  • India (18%)
  • Francia (17%)
  • Ungheria (17%)
  • Giappone (16%)
  • Croazia (16%)
  • Svizzera (15%)
  • Slovenia (12%)

Mentre sono in calo in:

  • Grecia (-48%)
  • Colombia (-43%)
  • Cina Continentale (-31%)
  • Russia (-26%)
  • Austria (-19%)
  • Argentina (-18%)
  • Kazakhistan (-17)
  • Sud Corea (-12%)
  • Finlandia (-12%)
  • Danimarca (-12%)
  • Slovacchia (-11%)

Ma vediamo nel dettaglio l’andamento in Italia e nel resto del mondo.

L’andamento delle liquidazioni aziendali in Italia

Nel 2024 l’Italia ha registrato un incremento significativo delle crisi aziendali, a causa da una combinazione di difficoltà economiche, cambiamenti normativi e problematiche settoriali specifiche. Il numero delle liquidazioni è aumentato del 19,8% su base annua, passando da 7.651 nel 2023 a 9.162 nel 2024.

Diverse le difficoltà affrontate nel 2024: gli elevati costi di finanziamento, uniti al rallentamento della crescita economica, hanno inciso negativamente sulla redditività delle imprese. Tant’è vero che la Banca d’Italia ha riportato una diminuzione del 2,6% del margine operativo lordo (EBITDA) delle imprese italiane nei 12 mesi fino a giugno 2024, segnando il primo calo di questo indicatore dalla pandemia da Covid19.

Questo calo è stato particolarmente pronunciato tra le aziende fortemente indebitate, che hanno avuto difficoltà a rimborsare il debito in presenza di tassi d’interesse elevati.

L’Italia ha implementato inoltre importanti cambiamenti al proprio quadro normativo. Il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza è stato, infatti, modificato nell’ottobre 2024 per allinearsi alla Direttiva UE sull’insolvenza. Le modifiche principali includono:

  • misure per preservare le linee di credito esistenti durante le procedure stragiudiziali;
  • estensione delle opzioni di ristrutturazione anche ai debiti fiscali.

Queste riforme mirano a fornire alle imprese in difficoltà strumenti più flessibili per gestire la crisi e favorire i processi di ristrutturazione. Tuttavia, la transizione al nuovo regime di insolvenza potrebbe aver contribuito a un iniziale aumento delle domande di liquidazione, poiché imprese e professionisti del settore si sono dovuti adattare alle nuove procedure e ai requisiti aggiornati.

 

I dati sulle crisi aziendali a livello globale

Nel 2024 l’andamento delle crisi aziendali ha mostrato forti differenze tra aree geografiche. In Africa sub-sahariana, il Sudafrica ha registrato un calo delle liquidazioni (-6%) grazie a una certa stabilità creditizia, mentre in Nigeria i crediti deteriorati restano bassi ma l’accesso al credito per le PMI rimane limitato. In America Latina, molte economie hanno beneficiato di politiche monetarie espansive e crescita di esportazioni e turismo: in Argentina i fallimenti sono calati per il terzo anno consecutivo, in Colombia del -43%, mentre il Messico ha visto migliorare il rapporto debito/EBITDA. In Australia i fallimenti sono cresciuti del 36,8%, colpendo soprattutto edilizia e PMI, mentre in Bielorussia (+39,3%) e Romania (+34,9%) hanno pesato sanzioni, inflazione e peggioramento delle condizioni di credito.

Tra i Paesi sviluppati, la Francia ha registrato 67.830 fallimenti (+17%), con forte incidenza sulle microimprese; la Germania ha visto un +21,9% in un contesto di recessione manifatturiera; il Canada +35% per fragilità della domanda interna; il Giappone +16,3% dopo la stretta monetaria. In Italia i fallimenti sono saliti del 20%, in Spagna del 25,7% (record decennale), in Singapore del 40%, in Turchia del 23% e in Ucraina del 126% per gli effetti della guerra.

Al contrario, diverse economie asiatiche hanno visto cali: Cina (-31%) grazie a misure espansive, Corea del Sud (-12%) e Russia (-26,5%) per adattamento a sanzioni e stimoli interni. Nei Paesi nordici l’andamento è misto: cali in Danimarca e Finlandia, ma +23,9% in Svezia. In Vietnam (+18%) il turismo ha sostenuto la ripresa, mentre l’India (+17,7%) ha risentito di credito più caro e problemi nel real estate.

Il quadro globale evidenzia come politiche monetarie, shock geopolitici e condizioni settoriali abbiano determinato andamenti molto divergenti, con una tendenza generale all’aumento nelle economie avanzate e pressioni persistenti nei mercati più vulnerabili.

Le previsioni delle crisi aziendali per il 2025

Il 2024, come abbiamo visto, è stato un anno difficile per molte delle principali economie mondiali, tanto da aver registrato un’impennata nei fallimenti aziendali spinta da costi di finanziamento elevati, domanda fiacca e tensioni geopolitiche.

Guardando al 2025, lo scenario si prospetta ancora incerto: sebbene l'inflazione stia gradualmente rientrando e si preveda una moderata riduzione dei tassi d’interesse, gli effetti positivi sulle imprese saranno lenti a manifestarsi.

Il rischio di default ci si attende possa dunque restare alto, soprattutto per le aziende fortemente indebitate o esposte a mercati esteri instabili. In questo contesto, la resilienza d’impresa dipenderà sempre più dalla capacità di adattamento, dalla solidità finanziaria e dall’uso intelligente dei dati per anticipare e gestire i rischi.

Anche se il 2025 difficilmente sarà l’anno della ripresa generalizzata, potrà comunque rappresentare l’inizio di una stabilizzazione in quei Paesi e per quelle aziende che sapranno adattarsi velocemente ai cambiamenti del momento.

Lutrino Tiziana
L'AUTORE
Tiziana Lutrino

Business Intelligence Coordinator, CRIBIS

In CRIBIS dal 2009, ha maturato competenze avanzate in market analysis, direct marketing e lead generation. La sua esperienza include marketing strategy, market research e marketing communications, con un focus su data analysis, business analysis e reporting. Specializzata in analisi quantitativa e statistica dei dati, utilizza strumenti come SAS, SPSS, Microsoft CRM e Business Objects per supportare strategie di segmentazione, CRM e database management. Oggi si occupa di business intelligence, con particolare attenzione all’analisi dei dati, reporting e analisi di mercato; utilizza strumenti avanzati per ottimizzare i processi decisionali e supportare strategie di business basate sui dati.

Business Intelligence Coordinator, CRIBIS

In CRIBIS dal 2009, ha maturato competenze avanzate in market analysis, direct marketing e lead generation. La sua esperienza include marketing strategy, market research e marketing communications, con un focus su data analysis, business analysis e reporting. Specializzata in analisi quantitativa e statistica dei dati, utilizza strumenti come SAS, SPSS, Microsoft CRM e Business Objects per supportare strategie di segmentazione, CRM e database management. Oggi si occupa di business intelligence, con particolare attenzione all’analisi dei dati, reporting e analisi di mercato; utilizza strumenti avanzati per ottimizzare i processi decisionali e supportare strategie di business basate sui dati.

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