Sviluppo Business
AI e imprese europee: investimenti in crescita tra opportunità e ostacoli
Crescono gli investimenti in AI nelle imprese europee, ma restano ostacoli su competenze, sistemi IT e produttività. Il quadro UE e italiano.
Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è diventata uno dei principali driver della trasformazione economica in Europa. Le imprese dell’Unione Europea stanno accelerando gli investimenti in tecnologie digitali avanzate, ma il percorso verso una piena integrazione dell’AI nei processi produttivi si presenta ancora complesso e disomogeneo.
Intelligenza artificiale nelle imprese UE: investimenti in crescita, ma ROI ancora incerto
Le aziende europee stanno aumentando le risorse destinate alla digitalizzazione e all’intelligenza artificiale, spinte dalla necessità di migliorare competitività, produttività e innovazione, anche se ancora resta molto da fare.
Secondo i dati della Digital Skills and Jobs Platform della Commissione europea, infatti, l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle aziende europee procede a un ritmo più lento rispetto agli obiettivi fissati per il 2030.
I ritorni economici di questi investimenti, inoltre, non sono sempre immediati. In base al report della Commissione europea del 2025 che ha coinvolto 3.700 dirigenti in 21 Paesi e su dati operativi di oltre 1.200 aziende, il 68% delle organizzazioni dichiara investimenti significativi in AI, ma di queste solo il 54% registra un ritorno positivo. Risultato in miglioramento rispetto al 2024, ma pur sempre distante dalle aspettative.
In particolare, il 57% dichiara di aver incontrato difficoltà operative e segnala ritardi nell’innovazione legati a criticità nell’adeguamento dei sistemi tecnologici.
Quali sono gli ostacoli dell’Intelligenza artificiale nelle imprese UE
Molte imprese si trovano in una fase di transizione dove la difficolta di integrare nuove tecnologie in sistemi IT esistenti spesso obsoleti, la carenza di competenze specialistiche, e la presenza di vincoli normativi, rallentano la capacità di trasformare gli investimenti in vantaggi competitivi concreti e duraturi.
In particolare, uno dei principali ostacoli alla diffusione dell’intelligenza artificiale è rappresentato dal deficit di competenze. Oltre il 70% delle imprese europee segnala la mancanza di personale con adeguate competenze digitali come un freno agli investimenti.
Il problema è strutturale: solo il 69% dei cittadini europei possiede competenze digitali di base e il numero di specialisti ICT, circa 9,8 milioni, è ancora lontano dall’obiettivo dei 20 milioni fissato per il 2030. Questo gap limita la capacità delle imprese di adottare e gestire efficacemente tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale, il cloud e i big data.
La diffusione dell’AI non è uniforme tra le imprese europee. Le grandi aziende risultano generalmente più avanzate nell’adozione, mentre le piccole e medie imprese incontrano maggiori difficoltà, sia in termini di risorse economiche sia di competenze interne.
Anche a livello geografico, persistono forti differenze tra i Paesi membri, con alcune economie mostrano progressi significativi nella digitalizzazione, mentre altre restano indietro.
Imprese italiane e intelligenza artificiale: adozione ancora sotto la media UE
E le imprese italiane a che punto sono? Dalla Relazione annuale di Banca d’Italia emerge che nel Paese quattro imprese industriali e dei servizi su cinque hanno raggiunto un livello di digitalizzazione base e si registrano progressi anche nell’analisi dei dati, effettuata da circa la metà degli imprenditori nel 2025, contro il 27% del 2023.
Il Paese mostra dunque una discreta maturità digitale, ma è in ritardo sul fronte dell’adozione dell’intelligenza artificiale: solo il 16% delle aziende è entrato con decisione nell’era algoritmica fra le aziende dell’industria e dei servizi non finanziari con almeno 10 addetti.
Una percentuale che ci pone a un livello inferiore rispetto alla media dell’Unione europea che si attesta attorno al 20%. La quota sale se si considerano le imprese con almeno 20 addetti, per poi peggiorare per le realtà che hanno tra i 20 e i 49 addetti e risalire fino al 63% nelle imprese che ne hanno almeno 500.
Non mancano inoltre differenze a livello settoriale:
- L’IA è più diffusa nei servizi, dove raggiunge il 36%,
- Nella manifattura non supera il 27%.
- Le attività professionali, scientifiche e tecniche, mostrano in particolare un tasso medio di adozione più elevato.
La quota di imprese che dichiara di aver effettuato un’integrazione estensiva dell’AI nei propri processi interni è però solo del 5%. Quanto alle applicazioni, le più frequenti il commercio (anche online), la produzione di beni, l’offerta di servizi, la gestione degli oneri amministrativi.
Sempre dall’indagine di Banca d’Italia emerge che il 70% delle imprese italiane che hanno adottato l’AI lamenta che gli algoritmi non hanno migliorato la produttività del lavoro, a dispetto delle aspettative.
La sfida è trasformare gli investimenti in produttività
Il percorso verso una piena digitalizzazione del tessuto produttivo italiano ed europeo è ancora lungo. Il rapporto sul “Digital Decade” aggiornato al 2025 evidenzia come siano necessari interventi urgenti e coordinati per colmare i ritardi e raggiungere gli obiettivi fissati.
In questo contesto, l’intelligenza artificiale rappresenta uno strumento strategico per la crescita economica e la competitività globale dell’Unione Europea, ma per trasformare gli investimenti in risultati concreti sarà fondamentale agire su più fronti: formazione, infrastrutture, accesso al capitale e supporto alle PMI.
Solo attraverso un approccio sistemico sarà possibile superare le criticità attuali e garantire una transizione digitale efficace, inclusiva e sostenibile.
L'AUTORE
Niccolò Zuffetti
Head of Marketing, CRIBIS
Marketing Manager di CRIBIS, sin dall’inizio della carriera professionale si è dedicato al coordinamento di progetti di supporto decisionale per la valutazione del merito creditizio, gestione della clientela e ampliamento del business per grandi aziende italiane e per il mercato B2B. Oggi coordina le attività di Marketing e Telemarketing.
Head of Marketing, CRIBIS
Marketing Manager di CRIBIS, sin dall’inizio della carriera professionale si è dedicato al coordinamento di progetti di supporto decisionale per la valutazione del merito creditizio, gestione della clientela e ampliamento del business per grandi aziende italiane e per il mercato B2B. Oggi coordina le attività di Marketing e Telemarketing.
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