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Intelligenza Artificiale: il 71% delle grandi imprese italiane ha avviato almeno un progetto di AI

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Nel 2025 l’AI accelera nelle imprese italiane: crescono investimenti, progetti e GenAI, ma resta forte il divario tra grandi aziende e PMI.

L’Intelligenza Artificiale entra sempre più nelle strategie aziendali italiane. Nel 2025, il 71% delle grandi imprese ha avviato almeno un progetto di AI (+59% rispetto al 2024), segnando un’accelerazione significativa rispetto agli anni precedenti e confermando il passaggio dalla fase sperimentale a un’adozione concreta.

Ad attestarlo è l’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, da cui emerge una forte spinta all’uso dell’AI nonostante sia ancora presente un consistente gap tra l’entusiasmo nell’adozione e la reale maturità operativa e tra imprese di dimensioni diverse.

H2. Quanto vale il mercato dell’Intelligenza Artificiale nel 2025?

Il contesto è quello di un mercato in piena espansione. Nel 2025, il valore dell’Intelligenza Artificiale in Italia ha raggiunto 1,8 miliardi di euro, con una crescita del +50% rispetto al 2024.

Si tratta di uno dei tassi di crescita più elevati degli ultimi anni, trainato soprattutto dalla diffusione della Generative AI, che rappresenta ormai una quota rilevante degli investimenti complessivi (il 46% tra soluzioni pure e ibride). Il restante 54% è invece prevalentemente attribuibile a progetti di Machine Learning.

Parallelamente, aumenta anche l’offerta: 1.010 le aziende italiane attive nello sviluppo di soluzioni AI e 135 le startup che propongono soluzioni verticali per singoli settori o specifiche mansioni che hanno raccolto finanziamenti negli ultimi cinque anni.

Come è composto il mercato dell’AI in Italia?

Dall’Osservatorio del Politecnico di Milano emerge che il 77% del mercato italiano di Intelligenza Artificiale riguarda progetti “custom”, ovvero soluzioni sviluppate appositamente per singoli clienti. Nonostante ciò, i modelli più scalabili, basati su servizi e licenze software, sono quelli che registrano la crescita maggiore.

Se si considera la tipologia dei clienti, si evidenzia una forte crescita nella Pubblica Amministrazione (che occupa il 19% del mercato) e nelle PMI (il 18% del totale).

A livello settoriale, il Manifatturiero e il GDO/Retail sono quelli che mostrano un’accelerazione superiore alla media, mentre Energy & Utilities, Telco & Media, Banking e Insurance risultano essere più maturi e hanno dinamiche più contenute.

Per tipologia di soluzione, il mercato italiano dell’AI si distribuisce principalmente tra:

  • sistemi conversazionali e di analisi dei testi: 39%;
  • Data Exploration, Prediction & Optimization: 30%;
  • generazione e analisi di immagini, video e audio: 16%;
  • Recommendation Systems: 11%;
  • Process Orchestration e Agentic AI: 4%.

Come viene utilizzata l’AI nelle aziende italiane

Se da un lato l’adozione cresce rapidamente, dall’altro emerge un dato chiave: solo una grande impresa su cinque utilizza l’AI in modo pervasivo, esteso e trasversale alle diverse funzioni aziendali.

Questo significa che, nella maggior parte dei casi, i progetti restano confinati a specifiche aree. Non a caso, l’Osservatorio attesta che le applicazioni riguardano in particolare chatbot conversazionali per supporto clienti o assistenza agli operatori e soluzioni di Intelligent Document Processing.

Le funzioni più coinvolte sono:

  • ICT;
  • Customer Service;
  • Business Development & Sales;
  • Production & Operations.

Nonostante ciò, i benefici iniziano a essere tangibili: il 58% delle aziende che hanno avviato un progetto AI rileva un impatto significativo sul modello di business, anche se circa un’azienda su tre fatica a stimare ex-ante il rapporto costi-benefici.

Il ruolo crescente della Generative AI e della sua governance

Un elemento distintivo del 2025 è l’esplosione della Generative AI. Secondo l’Osservatorio l’84% delle grandi aziende ha acquistato licenze di strumenti di GenAI (+31%) e il loro utilizzo è cresciuto rapidamente in tutti i comparti aziendali.

La stessa tendenza si osserva nelle piccole e medie imprese, tra cui il 9% utilizza strumenti a pagamento e un ulteriore 9% strumenti gratuiti.

Queste tecnologie stanno trasformando attività quotidiane, in particolare per quel che riguarda la produzione di contenuti, l’analisi documentale, il supporto decisionale e l’automazione dei processi.

Interessante notare che quattro grandi imprese su dieci hanno definito linee guida di utilizzo dell’AI e il 24% vieta l’utilizzo di strumenti di GenAI non forniti dall’organizzazione.

Importante sottolineare anche come solo una minoranza di imprese italiane è davvero pronta nella gestione dell’AI, anche dai punti di vista della compliance: tra le grandi imprese, appena il 9% ha una governance strutturata dell’AI, con responsabilità delineate e allineamento delle iniziative con i principi etici e gli obiettivi aziendali. Comprendendone l’importanza, il 54% si sta attivando per strutturare una governance centralizzata.

AI: ampio il divario fra grandi imprese e PMI

Accanto alla crescita delle grandi imprese, con un livello di adozione che, come abbiamo visto, è del 71%, permane un forte squilibrio nel tessuto produttivo italiano.

Solo l’8% delle piccole e il 15% delle medie imprese hanno avviato progetti di Intelligenza Artificiale, segno di un ritardo strutturale legato alla mancanza di competenze, a limitate risorse economiche e alla difficoltà di integrazione tecnologica.

Questo gap rappresenta una delle principali criticità per la competitività del sistema Paese.

Le principali sfide dell’Intelligenza Artificiale per le aziende

L’accelerazione dell’AI porta con sé nuove sfide. Tra le principali la difficoltà nel misurare il ritorno degli investimenti, la carenza di competenze specialistiche, la necessità di dati strutturati e di qualità e la trasformazione dei modelli organizzativi.

Il quadro che emerge è quello di un Paese in rapido movimento, ma ancora nella fase di transizione.

Come evidenziato dal Politecnico di Milano, il vero salto di qualità non riguarda più l’adozione in sé, ma la capacità di integrare l’AI nei processi aziendali in modo strutturale, con strategie di lungo periodo e modelli organizzativi diffusi.

La strada verso una piena maturità è dunque ancora lunga. Il vero nodo è come integrare l’AI in modo efficace, scalabile e sostenibile all’interno delle organizzazioni.

In questo scenario, la capacità di trasformare l’innovazione tecnologica in vantaggio competitivo rappresenta il fattore decisivo per il futuro delle imprese italiane.

Niccolò Zuffetti Def
L'AUTORE
Niccolò Zuffetti

Head of Marketing, CRIBIS

Marketing Manager di CRIBIS, sin dall’inizio della carriera professionale si è dedicato al coordinamento di progetti di supporto decisionale per la valutazione del merito creditizio, gestione della clientela e ampliamento del business per grandi aziende italiane e per il mercato B2B. Oggi coordina le attività di Marketing e Telemarketing.

Head of Marketing, CRIBIS

Marketing Manager di CRIBIS, sin dall’inizio della carriera professionale si è dedicato al coordinamento di progetti di supporto decisionale per la valutazione del merito creditizio, gestione della clientela e ampliamento del business per grandi aziende italiane e per il mercato B2B. Oggi coordina le attività di Marketing e Telemarketing.

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