Sostenibilità

ESRS: cosa prevedono i nuovi standard europei per il bilancio di sostenibilità?

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Il 3 luglio 2026 la Commissione Europea ha adottato una versione semplificata degli ESRS. Scopri di cosa si tratta e cosa è cambiato.

Gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) sono gli standard europei che definiscono come le imprese soggette alla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) devono rendicontare le informazioni relative alla sostenibilità.

Adottati dalla Commissione Europea nel luglio 2023, gli ESRS sono stati oggetto di revisione nell'ambito del pacchetto europeo Omnibus sulla semplificazione della normativa sulla sostenibilità. A seguito di questa revisione, il 3 luglio 2026 la Commissione Europea ha adottato una versione semplificata degli ESRS, destinata a ridurre significativamente gli oneri amministrativi e il numero di informazioni da rendicontare.

Secondo le stime della Commissione queste modifiche potrebbero arrivare a ridurre di oltre il 30% i costi di rendicontazione per ciascuna impresa.

Gli ESRS saranno applicabili a partire dal 1° gennaio 2027, ma le imprese già soggette alla CSRD potranno usarli fin dall'esercizio 2026.

 

Perché sono stati introdotti gli Standard ESRS

Gli ESRS nascono con l'obiettivo di rendere più omogenea, comparabile e affidabile la rendicontazione sulla sostenibilità all'interno dell'Unione Europea.

Gli standard chiedono alle imprese di fornire informazioni sui propri impatti su ambiente e società e, allo stesso tempo, sui rischi e sulle opportunità finanziarie derivanti dalle tematiche di sostenibilità.

Il principio alla base è quello della doppia materialità, che considera quindi due prospettive:

  • la materialità d'impatto, cioè gli effetti che l'impresa genera sulle persone e sull'ambiente;
  • la materialità finanziaria, cioè il modo in cui i fattori ambientali, sociali e di governance possono influenzare la situazione finanziaria, la performance, i flussi di cassa e le prospettive dell'impresa.

 

La revisione del 2026 mantiene questo principio, ma rende più proporzionato il processo attraverso cui le aziende individuano gli impatti, i rischi e le opportunità materiali. Viene inoltre introdotta maggiore flessibilità nella raccolta delle informazioni lungo la catena del valore, consentendo un maggiore ricorso a medie, stime e informazioni pubblicamente disponibili quando non sia possibile ottenere dati primari.

 

Chi è obbligato a utilizzare gli Standard ESRS?

La principale novità intervenuta con il pacchetto Omnibus riguarda proprio il perimetro delle imprese interessate dalla CSRD e, di conseguenza, dagli ESRS.

Il quadro originario prevedeva un'applicazione progressiva della CSRD a un numero molto ampio di imprese. La revisione normativa ha invece ristretto il campo di applicazione, concentrando gli obblighi sulle imprese di maggiori dimensioni.

Con le recenti modifiche, sono coinvolte le imprese che superano entrambe le seguenti soglie:

  • più di 1.000 dipendenti medi;
  • più di 450 milioni di euro di fatturato netto.

Sono tenute a redigere la rendicontazione non finanziaria sulla base degli ESRS anche le imprese non UE con un fatturato di oltre 450 milioni nell’UE, così come le loro filiali o succursali con un fatturato di oltre 200 milioni nell’UE.

La Commissione Europea ha inoltre adottato nel luglio 2026 uno standard volontario e proporzionato per la rendicontazione ESG per quelle imprese non obbligate che volessero comunque redigere il bilancio di sostenibilità.

Il nuovo framework è pensato anche per facilitare la risposta alle richieste di informazioni ESG provenienti da banche, grandi imprese e altri stakeholder, permetteranno alle aziende di dimostrare il loro impegno per il Green Deal e di avere le carte in regola per accedere a finanziamenti sostenibili.

 

Come sono stati realizzati gli Standard ESRS?

Gli standard adottati dalla Commissione europea si basano sulla consulenza tecnica dell'EFRAG, un organismo consultivo indipendente e multilaterale, finanziato dall'UE.

In fase di realizzazione, sono stati coinvolti investitori, aziende, revisori dei conti, sindacati, accademici e organismi normativi.

All’inizio del 2023, la Commissione ha consultato gli Stati membri sulle proposte di standard presentati dall’EFRAG, coinvolgendo anche le autorità europee di vigilanza e altre istituzioni, come l’Agenzia europea dell’ambiente, l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali, la Banca centrale europea, il comitato degli organismi europei di vigilanza in materia di audit e la piattaforma sulla finanza sostenibile.

La Commissione ha inoltre lavorato per garantire un alto livello di all’allineamento tra ESRS e gli standars dell'International Sustainability Standards Board (ISSB) e la Global Reporting Initiative (GRI), con obiettivo di garantire un buon grado di interoperabilità tra gli standard dell'UE e quelli globali, al fine di evitare doppie segnalazioni da parte delle imprese.

Nel dettaglio, gli ESRS identificati dell’EFRAG sono:

ASPETTI GENERALI

ESRS-1: requisiti generali
ESRS-2: informativa generali

E: AMBIENTE

ESRS-E1: cambiamenti climatici
ESRS-E2: inquinamento
ESRS-E3: risorse idriche e marine
ESRS-E4: biodiversità ed ecosistemi
ESRS-E5: risorse ed economia circolare

S: SOCIALE

ESRS S1: forza lavoro propria
ESRS S2: lavoratori della catena del valore
ESRS S3: comunità interessate
ESRS S4: consumatori ed utenti finali

G: GOVERNANCE

ESRS G1: condotta aziendale

L’ ESRS 1 (Requisiti generali) stabilisce i principi generali da applicare quando si effettua la rendicontazione, mentre l’ESRS 2 ("Informativa generale") specifica le informazioni essenziali da comunicare ed è obbligatorio per tutte le società soggette a CSRD.

Tutti gli altri standard sono soggetti a una valutazione di materialità in base a cui la società riporterà solo le informazioni rilevanti e potrà omettere quelle non rilevanti per il suo modello di business e la sua attività.

La revisione del 2026 è stata realizzata sulla base del lavoro tecnico di EFRAG, che ha raccolto contributi degli stakeholder nel 2025 e ha sottoposto le proprie proposte a consultazione pubblica. La Commissione Europea ha successivamente introdotto ulteriori modifiche con l'obiettivo di ridurre gli oneri amministrativi mantenendo al tempo stesso la qualità delle informazioni sulla sostenibilità.

 

Standard ESRS: le principali novità del 2026

Vediamo nel dettaglio che cosa cambia con la revisione del 2026.

  • Meno datapoint e maggiore proporzionalità

La novità più evidente riguarda la quantità di informazioni richieste. La Commissione Europea ha ridotto di oltre il 60% i datapoint obbligatori e di oltre il 70% il numero complessivo dei datapoint, eliminando, accorpando o semplificando numerosi requisiti. L'obiettivo è rendere la rendicontazione più focalizzata sulle informazioni realmente rilevanti per comprendere performance, rischi e impatti ESG.

  • Semplificazione della doppia materialità

La doppia materialità rimane uno dei principi fondamentali degli ESRS. Il processo di valutazione viene però reso più flessibile e proporzionato, con l'obiettivo di concentrare la rendicontazione sulle questioni realmente materiali per l'impresa.

Anche la raccolta dei dati nella supply chain viene semplificata: quando non sia possibile ottenere informazioni direttamente da fornitori o clienti, le imprese potranno fare maggiore ricorso a dati stimati, medie di settore e informazioni disponibili pubblicamente.

  • Meno obblighi sugli effetti finanziari attesi

Una delle aree maggiormente semplificate riguarda la quantificazione degli effetti finanziari attesi associati ai rischi ESG e alle opportunità di sostenibilità.

Nella precedente versione degli ESRS erano previsti requisiti specifici per la quantificazione degli effetti finanziari attesi con riferimento, tra gli altri, a inquinamento, risorse idriche, biodiversità ed economia circolare.

La nuova impostazione elimina questi requisiti tematici specifici. Rimane invece un requisito generale nell'ESRS 2, con maggiore flessibilità per le imprese quando una quantificazione attendibile non sia possibile o presenti un livello elevato di incertezza.

Il cambiamento climatico mantiene invece un trattamento specifico: l'ESRS E1 continua a richiedere informazioni sui potenziali effetti finanziari dei rischi climatici fisici e di transizione.

  • Maggiore chiarezza sui rischi climatici

Il nuovo ESRS E1 rende più esplicita la distinzione tra:

  • rischi climatici fisici, legati agli effetti diretti del cambiamento climatico, come eventi meteorologici estremi o cambiamenti climatici di lungo periodo;
  • rischi climatici di transizione, connessi all'evoluzione di normative, tecnologie, mercati e comportamenti dei consumatori.

La nuova struttura dedica inoltre maggiore attenzione alla resilienza climatica, chiedendo alle imprese di spiegare in che misura strategia e modello di business siano preparati ad affrontare i rischi climatici materiali.

  • Eliminazione degli ESRS settoriali obbligatori

Un'altra novità significativa riguarda gli standard specifici per settore. La CSRD prevedeva inizialmente l'introduzione di standard ESRS dedicati a determinati settori economici. Con la revisione normativa, l'obbligo di adottare questi standard settoriali è stato eliminato. Non saranno quindi introdotti nuovi ESRS obbligatori distinti per settore.

 

Cosa cambia per le PMI?

La riduzione del perimetro di applicazione della CSRD significa che la maggior parte delle PMI non quotate non è soggetta direttamente all'obbligo di rendicontazione secondo gli ESRS.

Questo non significa però che le PMI siano estranee alla crescente domanda di informazioni ESG. Una grande impresa, una banca, un investitore o un altro stakeholder può infatti avere la necessità di raccogliere informazioni sulla sostenibilità dei propri fornitori o partner commerciali.

Per questo la Commissione Europea ha previsto il VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standard for SMEs), uno standard volontario e proporzionato per le imprese che non rientrano nella CSRD, con l'obiettivo di creare un riferimento comune per la rendicontazione volontaria e, soprattutto, di limitare il carico informativo trasferito alle imprese più piccole lungo la supply chain.

 

Come valutare l'impatto ESG della propria filiera

La revisione degli ESRS riduce gli oneri di rendicontazione, ma non elimina la necessità per le aziende di conoscere i rischi e gli impatti ESG presenti nella propria catena di fornitura.

La capacità di raccogliere e organizzare informazioni affidabili sui propri fornitori continua a rappresentare un elemento importante del processo di valutazione e gestione dei rischi ESG. Disporre di dati strutturati e confrontabili sui partner commerciali è cruciale per il risk management, per rispondere alle richieste degli stakeholder, per costruire processi più efficaci e filiere più solide.

La piattaforma Synesgy di CRIBIS, progettata per conformarsi agli ESRS in modo fornire una rendicontazione ESG coerente con i requisiti europei, è stata ideata proprio per supportare le aziende (dalle large company alle PMI), nella raccolta e nella valutazione delle informazioni ESG relative alla propria supply chain, favorendo maggiore trasparenza e consapevolezza lungo la filiera. Ecco perché rappresenta un utile strumento per misurare il proprio impatto e quello della propria catena di approvvigionamento.

 

Marco Preti
L'AUTORE
Marco Preti

CEO, Cribis

Amministratore delegato di CRIBIS da più di dieci anni, dal 2020 è anche Direttore Generale della business unit CRIF dedicata alla Business Information & BPO e Amministratore Delegato di CRIBIS Credit Management.
Da diversi anni ricopre ruoli internazionali all’interno del Gruppo. È presidente del CdA CRIF per la Giordania, la Turchia e gli Emirati Arabi Uniti e fa parte del Consiglio di Amministrazione CRIF in Polonia e Bürgel. Inoltre, fa parte del Consiglio di Amministrazione della società di consulenza Credit Data Research Italia e di Workinvoice, la piattaforma specializzata nella cessione del credito per le PMI.

CEO, Cribis

Amministratore delegato di CRIBIS da più di dieci anni, dal 2020 è anche Direttore Generale della business unit CRIF dedicata alla Business Information & BPO e Amministratore Delegato di CRIBIS Credit Management.
Da diversi anni ricopre ruoli internazionali all’interno del Gruppo. È presidente del CdA CRIF per la Giordania, la Turchia e gli Emirati Arabi Uniti e fa parte del Consiglio di Amministrazione CRIF in Polonia e Bürgel. Inoltre, fa parte del Consiglio di Amministrazione della società di consulenza Credit Data Research Italia e di Workinvoice, la piattaforma specializzata nella cessione del credito per le PMI.

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