Sostenibilità
Le figure e le competenze richieste dalle aziende per la transizione ecologica
La transizione ecologica sta trasformando anche il mercato del lavoro: le aziende ricercano sempre di più figure legate alla sostenibilità.
La transizione ecologica ed energetica, oltre a essere una sfida tecnologica e ambientale, è sempre più una trasformazione profonda del mercato del lavoro.
Basti pensare che nel 2025 le imprese che hanno investito in competenze green sono, secondo dati Unioncamere, il 57,2% e la richiesta di competenze verdi riguarda ormai trasversalmente tutti i settori, dall’industria ai servizi, passando per la pubblica amministrazione.
Non sorprende dunque sapere che secondo che le ultime rilevazioni delineano uno scenario in cui sostenibilità, crescita occupazionale e rivoluzione delle competenze procedono di pari passo, ridefinendo le esigenze delle imprese italiane nei prossimi anni.
Sul lavoro cresce la domanda di competenze green
Secondo il report “Competenze Green 2025”, l’osservatorio del sistema informativo Excelsior di Unioncamere, i “green job”, ovvero i lavori legati alla sostenibilità e alla tutela del pianeta, sono oggi sono presenti in tutti i macrosettori: con una quota del 69,8% nell’industria, del 25,3% nel settore primario e del 21% in quello terziario.
Tra i settori industriali quelli con una maggiore incidenza di green job sono:
- costruzioni (87,4% di green job sul totale delle entrate programmate),
- public utilities (73,4%),
- industrie chimiche, farmaceutiche e petrolifere (75,9%).
Sul fronte dei servizi, invece, le percentuali più alte riguardano:
- logistica (73,9%),
- commercio all’ingrosso (59,5%),
- commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli (62,8%).
Nonostante la forte domanda, il reperimento di queste figure rimane critico: nel 2025, le imprese hanno segnalato difficoltà per il 53,4% delle ricerche relative a green job, un dato decisamente più alto rispetto a quelle di altre professioni non-green (43,7%). Le criticità maggiori si evidenziano soprattutto fra artigiani e operai specializzati (63%).
I comparti costruzioni, meccatronica e servizi turistici sono quelli dove la richiesta di green job è più alta, con complessivamente quasi 2 milioni di nuovi impieghi green programmati (33,3% del totale nazionale).
Entro il 2029 serviranno 4 milioni di lavoratori green
Attraverso i dati del sistema informativo Unioncamere-Excelsior, basati sul Report Previsivo Unioncamere - Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (2025-2029), è stato calcolato l’impatto della transizione ecologica e digitale sul futuro dell’occupazione in Italia.
Dall’indagine emerge un fabbisogno complessivo di 4 milioni di lavoratori con competenze green nel quinquennio 2025-2029. Un dato che supera i due terzi del fabbisogno occupazionale complessivo del Paese.
Le figure professionali più ricercate sono, nello specifico:
- operai specializzati nel settore costruzioni (124-148 mila), per la riqualificazione energetica degli edifici e la bioedilizia;
- specialisti delle scienze gestionali, commerciali e bancarie (105-114 mila), per la finanza verde, la gestione della sostenibilità aziendale (ESG) e la rendicontazione non finanziaria;
- tecnici in campo ingegneristico (59-72 mila), per installazione, manutenzione e monitoraggio ambientale;
- ingegneri (51-59 mila), per efficienza energetica, economia circolare e progettazione sostenibile;
- chimici (19,6-17,6), per nuovi ingressi nelle industrie.
A essere particolarmente interessati a green job e green skill sono i comparti direttamente coinvolti nei processi di decarbonizzazione: efficientamento energetico degli edifici, elettrificazione dei trasporti, sviluppo di sistemi produttivi a basso impatto. Accanto a questi, emerge il ruolo strategico dell’ICT, necessario per gestire reti intelligenti, smart grid e sistemi energetici complessi.
Perché mancano i profili adeguati ai lavori legati alla transizione ecologica?
La domanda di profili green è in crescita, ma l’offerta non riesce a tenere il passo. Il mismatch tra domanda e offerta, ovvero la differenza fra le competenze ricercate dalle aziende e quelle offerte dai candidati, emerge come uno dei principali colli di bottiglia del mercato del lavoro italiano. Le imprese segnalano crescenti difficoltà nel trovare candidati con competenze adeguate, un fenomeno che rischia di rallentare sia la transizione ecologica sia la competitività del sistema produttivo.
Alla base di questo squilibrio c’è un ritardo strutturale nei sistemi formativi. Nonostante la crescente centralità della sostenibilità, la preparazione tecnica e specialistica non è ancora sufficiente a coprire il fabbisogno delle imprese. La partita si gioca dunque su istruzione, formazione tecnica e aggiornamento professionale.
Le previsioni di medio periodo indicano chiaramente la direzione: milioni di lavoratori dovranno acquisire conoscenze “verdi” nei prossimi anni, coinvolgendo una quota maggioritaria della forza lavoro. In questo scenario, il rischio è anche economico: la carenza di green skill potrebbe diventare un freno alla crescita.
Per le imprese, la sfida sarà tanto quella di adottare tecnologie sostenibili, quanto quella costruire competenze adeguate. Per il sistema Paese, invece, la priorità sarà colmare il gap tra domanda e offerta di lavoro, trasformando la transizione ecologica in un’opportunità concreta di sviluppo e crescita.
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L'AUTORE
Fiorenza Orsitto
ESG Business Manager, CRIBIS
Fiorenza Orsitto, dopo anni di esperienza nel mondo della consulenza direzionale Banking & Finance, entra a far parte del settore delle Business Information con particolare attenzione a progettualità complesse dedicate a grandi realtà italiane. In CRIBIS attualmente ricopre il ruolo di ESG Business Manager coordinando il team di ESG Solutions al fine di dare alle imprese strumenti per supportare il proprio processo di transizione sostenibile e valutare le performance ESG proprie e dell’intera catena del valore.
ESG Business Manager, CRIBIS
Fiorenza Orsitto, dopo anni di esperienza nel mondo della consulenza direzionale Banking & Finance, entra a far parte del settore delle Business Information con particolare attenzione a progettualità complesse dedicate a grandi realtà italiane. In CRIBIS attualmente ricopre il ruolo di ESG Business Manager coordinando il team di ESG Solutions al fine di dare alle imprese strumenti per supportare il proprio processo di transizione sostenibile e valutare le performance ESG proprie e dell’intera catena del valore.
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