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Prato, Milano e Rimini sono le province con maggiore propensione imprenditoriale

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Prato, Milano e Rimini guidano la classifica dell’imprenditorialità in Italia. Scopri le differenze territoriali e i trend delle imprese.

In Italia ci sono quasi 4,8 milioni di imprese, ma la propensione imprenditoriale cambia profondamente da territorio a territorio: le province che spiccano per imprenditorialità sono Prato, Milano e Rimini.

La geografia dell’imprenditorialità italiana

L’Italia vanta una forte diffusione territoriale dell’attività d’impresa. A confermarlo il report “Le province dove si fa più impresa” dell'Area Studi e Ricerche CNA pubblicato a luglio 2026 che ha preso come riferimento per la propria analisi le 4.751.988 imprese attive in Italia nel 2024 rilevate dall’ISTAT e capaci di occupare complessivamente 18,85 milioni di addetti, con una media di circa 4 addetti per impresa.

Il dato sulla dimensione aziendale conferma la principale caratteristica del tessuto imprenditoriale italiano, ovvero quello di essere composto in gran parte da PMI: il 94,7% delle imprese ha infatti tra 1 e 9 addetti. Anche per questo motivo analizzare la distribuzione geografica delle imprese significa anche osservare quanto sia diffusa nei diversi territori la propensione a fare impresa.

Iniziamo con il dire che il tasso nazionale di imprenditorialità, calcolato come numero di imprese attive ogni 1.000 abitanti, nel 2024 è pari a 80,6. Una media che nasconde però una forte differenza territoriale.

La top ten della propensione imprenditoriale

A guidare la classifica della propensione imprenditoriale in Italia è Prato, con 112,4 imprese ogni 1.000 abitanti. Seguono:

  • Milano: 110,6 imprese ogni 1.000 abitanti
  • Rimini: 105,5
  • Firenze: 98,2
  • Fermo: 95,5
  • Valle d’Aosta: 94,3
  • Padova: 93,9
  • Lucca: 93,9
  • Macerata: 93,1
  • Roma: 92,1

Le prime tre province presentano però modelli imprenditoriali molto diversi:

  • Prato si distingue per la forte presenza di microimprese, soprattutto nel distretto tessile, oltre che per il peso dell’imprenditoria straniera e l’elevata natalità imprenditoriale.
  • Rimini deve gran parte della propria densità imprenditoriale alla vocazione turistica, con numerose attività nei settori ospitalità, ristorazione, commercio e servizi.
  • Milano combina un’elevata propensione imprenditoriale con una forte presenza di imprese attive in finanza, innovazione, startup, consulenza e servizi avanzati. La dimensione media è inoltre superiore alla media nazionale, con circa 7 addetti per impresa contro 4 in Italia.

Il divario territoriale tra Centro-Nord e Mezzogiorno

La classifica mostra una netta prevalenza delle province del Centro-Nord tra i territori con maggiore propensione imprenditoriale. Le regioni più rappresentate sono soprattutto Toscana, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Marche.

Tra le province con i valori più alti spiccano:

  • Toscana: Prato, Firenze, Lucca, Pistoia, Massa-Carrara, Pisa, Siena e Arezzo;
  • Lombardia: Milano, Cremona e Brescia;
  • Veneto: Padova, Verona, Vicenza e Treviso;
  • Emilia-Romagna: Rimini, Bologna, Forlì-Cesena e Modena;
  • Marche: Fermo, Macerata, Ascoli Piceno e Pesaro-Urbino.

All’estremo opposto, i valori più bassi si concentrano soprattutto nel Mezzogiorno e nelle Isole. In fondo alla classifica troviamo:

  • Sud Sardegna: 53,4 imprese ogni 1.000 abitanti;
  • Enna: 55,9;
  • Caltanissetta: 56,5;
  • Agrigento: 58,4;
  • Taranto: 58,8;
  • Siracusa e Crotone: 58,9.

Anche alcune grandi città del Sud si collocano sotto la media nazionale: Napoli registra 69,7 imprese ogni 1.000 abitanti, mentre Palermo si ferma a 59,6.

Roma ha più imprese, Milano più addetti

Il rapporto mette in evidenza anche una differenza significativa tra le due principali aree metropolitane italiane.

Roma è la provincia italiana con il maggior numero di imprese, 389.246 nel 2024, mentre Milano ne conta 358.849. Sul fronte occupazionale, però, la situazione si ribalta: Milano è nettamente prima con 2,52 milioni di addetti, contro 1,72 milioni di Roma.

Il confronto aiuta a comprendere la diversa struttura economica dei due territori. A Milano le imprese sono mediamente più grandi e capaci di concentrare occupazione: la dimensione media è infatti di 7 addetti per impresa, contro i 4,4 di Roma.

Nel complesso, le 14 città metropolitane italiane rappresentano il 38,1% delle imprese e il 43,3% degli addetti. Un dato che conferma il carattere più diffuso dell'economia italiana e meno concentrato nelle grandi aree metropolitane rispetto ad altri grandi Paesi europei.

In dieci anni il numero delle imprese è aumentato

Uno dei dati più interessanti del rapporto riguarda l'evoluzione del sistema imprenditoriale nell'ultimo decennio.

Tra il 2014 e il 2024 il numero delle imprese attive è aumentato di 389.943 unità, pari all'8,9%, passando da 4,36 a 4,75 milioni. Gli addetti sono invece cresciuti di 2,77 milioni, pari al 17,2%, passando da 16,08 a 18,85 milioni.

La crescita dell'occupazione è quindi stata quasi il doppio rispetto a quella della base imprenditoriale. Secondo CNA, questo suggerisce un processo di rafforzamento dimensionale del sistema produttivo: non sono aumentate soltanto le imprese, ma soprattutto la capacità delle aziende di assorbire occupazione.

La crescita non è però stata uniforme sul territorio. Tra le province con l’aumento più elevato del numero di imprese troviamo:

  • Napoli: +19,7%;
  • Roma: +18,1%;
  • Caserta: +17,9%;
  • Vibo Valentia: +16,8%;
  • Ragusa: +16,5%;
  • Milano e Palermo: +16,4%;
  • Catania: +16,2%;
  • Siracusa: +15,8%;
  • Salerno: +14,2%.

Prato, pur mantenendo il primato per propensione imprenditoriale, ha registrato nel decennio una crescita più contenuta del numero di imprese, pari al +7,9%.

Non tutte le province hanno però seguito un andamento positivo. Le contrazioni maggiori si registrano a Biella (-7,1%), Rovigo (-4,7%), Belluno (-3,0%), Ferrara (-2,6%) e Cuneo (-1,2%).

La dinamica degli addetti racconta invece una storia diversa. Il caso più significativo è quello di Milano, dove tra il 2014 e il 2024 gli occupati sono aumentati di 759.323 unità (+43,2%), il maggiore incremento assoluto registrato in Italia.

Forti aumenti dell’occupazione si registrano anche a:

  • Caserta: +39%;
  • Napoli: +36,4%;
  • Bolzano: +34,7%;
  • Ragusa: +33,1%;
  • Salerno: +32,6%.

Nel complesso, i dati mostrano due dinamiche distinte: il Mezzogiorno spicca per la crescita del numero di imprese in diverse province, mentre Milano si distingue soprattutto per la forte espansione dell’occupazione.

Cosa determina la propensione a fare impresa

Secondo l'analisi CNA, le differenze territoriali dipendono da una combinazione di fattori economici, demografici e infrastrutturali.

Un ruolo importante è giocato dalla specializzazione produttiva. Nei territori caratterizzati da distretti industriali e artigianali, la presenza di numerose piccole imprese collegate tra loro facilita la nascita di nuove attività. Nei territori turistici, invece, la propensione imprenditoriale è sostenuta dalla proliferazione di micro-attività nei servizi.

Conta anche la struttura demografica. Le province caratterizzate da spopolamento e invecchiamento della popolazione tendono a mostrare una minore propensione alla nascita di nuove imprese. Al contrario, territori come Milano e Prato, caratterizzati anche da una significativa presenza di popolazione immigrata attiva, presentano una maggiore diffusione di imprese individuali e microimprese.

Un ulteriore elemento è rappresentato dalla presenza di grandi mercati di sbocco e servizi avanzati. Milano e Roma, per esempio, agiscono come hub per finanza, consulenza, innovazione, startup e commercio, creando condizioni favorevoli alla nascita di nuove attività.

Infine, infrastrutture, collegamenti logistici, digitalizzazione, accesso al credito, tempi rapidi nelle autorizzazioni e una burocrazia snella rappresentano veri e propri fattori abilitanti.

Imprenditorialità in Italia: le sfide per ridurre i divari territoriali

Il quadro restituito dal report CNA è complesso e permette di leggere la propensione imprenditoriale non semplicemente come misura della forza economica di un territorio, ma anche come indicatore della diffusione della voglia e della possibilità di fare impresa. E soprattutto ricorda che più imprese non significa automaticamente più economia: la crescita del numero di aziende deve essere valutata insieme a produttività, occupazione, valore aggiunto e dimensione media.

A proposito di occupazione e territorio, è bene sottolineare l’importanza del ruolo delle piccole imprese nei territori periferici e nei comuni più piccoli, dove la presenza di attività produttive e commerciali rappresenta anche un presidio occupazionale e sociale, contribuendo a mantenere servizi, competenze e popolazione.

Un aspetto determinante che emerge dall’analisi è quanto sia fondamentale lavorare per ridurre il divario tra territori, creando condizioni più favorevoli per la nascita e la crescita delle imprese anche nelle aree che oggi registrano una minore densità imprenditoriale, in modo che ovunque ci sia la forza e la possibilità di trasformare persone, competenze e territorio in nuova attività economica e nuovo valore.

Niccolò Zuffetti Def
L'AUTORE
Niccolò Zuffetti

Head of Marketing, CRIBIS

Marketing Manager di CRIBIS, sin dall’inizio della carriera professionale si è dedicato al coordinamento di progetti di supporto decisionale per la valutazione del merito creditizio, gestione della clientela e ampliamento del business per grandi aziende italiane e per il mercato B2B. Oggi coordina le attività di Marketing e Telemarketing.

Head of Marketing, CRIBIS

Marketing Manager di CRIBIS, sin dall’inizio della carriera professionale si è dedicato al coordinamento di progetti di supporto decisionale per la valutazione del merito creditizio, gestione della clientela e ampliamento del business per grandi aziende italiane e per il mercato B2B. Oggi coordina le attività di Marketing e Telemarketing.

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