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Oro e gioielleria: export italiano in flessione nel 2025

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Il mercato dei data center in Italia vale 7,5 miliardi di dollari nel 2025 e cresce grazie ad AI, cloud, investimenti e nuovi hub digitali.

Il settore orafo-argentiero-gioielliero italiano chiude il 2025 con esportazioni in calo del 18,9%, una flessione che è proseguita anche i primi mesi del 2026.

Il motivo? L’aumento consistente del prezzo dell’oro, l’introduzione di dazi e le tensioni geopolitiche a livello globale che penalizzano gli scambi commerciali.

Export orafo italiano in calo del 18,9% nel 2025

Il 2025 segna rallentamento per uno dei comparti simbolo del Made in Italy. Dopo l’incremento registrato nel 2024, l'industria italiana dell'oro, dell'argento e della gioielleria archivia infatti l'anno con una contrazione significativa delle esportazioni.

Secondo le elaborazioni del Centro Studi di Confindustria Federorafi su dati ISTAT, l'export del settore orafo-argentiero-gioielliero è sceso nel 2025 del 18,9% in valore rispetto al 2024, fermandosi a 12,597 miliardi di euro, con una perdita di quote di export rispetto al 2024 è stata quantificata in quasi 3 miliardi di euro.

Il dato assume una rilevanza ancora maggiore se si considera la dinamica delle quantità. Per la sola gioielleria da indosso, i volumi esportati sono diminuiti del 22,7% nel corso del 2025. In altre parole, la contrazione non riguarda soltanto il valore delle merci vendute all'estero, ma anche il numero di prodotti esportati.

A pesare sui numeri italiani è soprattutto la performance di alcuni mercati strategici, a partire dalla Turchia e dagli Stati Uniti. La Turchia assume un'importanza particolare perché rappresentava uno dei principali sbocchi dell'industria orafo-gioielliera italiana.

Una contrazione preoccupante quella registrata nel 2025 anche alla luce del fatto che il settore esporta quasi il 90% di ciò che produce e quindi la performance dell'export rappresenta un indicatore fondamentale anche per l'andamento complessivo delle imprese e dei distretti produttivi.

Il settore si trova quindi davanti a una situazione particolare: l'aumento del valore dell'oro non si è tradotto in un aumento proporzionale del valore delle esportazioni, perché la domanda si è indebolita e i quantitativi venduti all'estero sono diminuiti.

Quali sono i principali distretti dell’export orafo italiano?

La geografia dell’export orafo italiano mostra un andamento molto diverso tra i principali distretti produttivi. Nel 2025, infatti, il calo nazionale del 18,9% non ha interessato tutte le province allo stesso modo.

I tre principali poli, Arezzo, Vicenza e Alessandria, concentrano insieme oltre il 72% delle esportazioni italiane del settore orafo, ma hanno registrato performance molto differenti.

  • Arezzo resta il primo distretto orafo italiano per valore dell’export, con 4,551 miliardi di euro nel 2025. Le esportazioni sono però diminuite del 40,9% rispetto al 2024. La provincia rappresenta comunque il 34,8% dell’export orafo nazionale.
  • Vicenza è il secondo polo per valore delle esportazioni, con 2,655 miliardi di euro e una crescita del 6,4% rispetto all’anno precedente. Il distretto pesa per il 20,3% dell’export nazionale del comparto.
  • Alessandria, dove si trova il distretto orafo di Valenza, ha registrato la performance migliore tra i principali poli: nel 2025 l’export ha raggiunto 2,299 miliardi di euro, in aumento del 27,3%. La provincia rappresenta il 17,6% delle esportazioni italiane del settore.

Quali sono le prospettive per il 2026?

Se il 2025 ha rappresentato un anno difficile, le prospettive per il 2026 restano caratterizzate da una forte incertezza.

La flessione nelle esportazioni è infatti proseguita anche nei primi mesi del 2026: nel primo trimestre dell’anno l’export della gioielleria italiana ha registrato una flessione del 13,9%, con una contrazione del 28,6% nei mercati del Medio Oriente.

Secondo Federorafi, i Paesi interessati dalle tensioni geopolitiche rappresentano complessivamente quasi il 40% delle esportazioni di gioielleria Made in Italy e il prolungarsi dei conflitti resta un fattore critico anche nel 2026.

In calo anche la produzione: in base alle rilevazioni dell’Ufficio Studi di Confartigianato nei primi quattro mesi del 2026 la produzione del settore ha avuto una contrazione del 24,1%, decisamente sopra la media europea (-10,3%), facendo sì che l’oreficeria italiana si posizionasse al secondo posto tra i comparti manifatturieri non energetici per peggior andamento.

Nonostante le criticità, il settore conserva un patrimonio industriale e creativo difficilmente replicabile. Per le imprese orafe italiane, la parola chiave per i prossimi mesi potrebbe essere diversificazione. Per il sistema orafo italiano la partita è infatti duplice: da una parte difendere il posizionamento conquistato nei grandi mercati internazionali, dall'altra individuare nuove destinazioni capaci di assorbire la produzione.

Niccolò Zuffetti Def
L'AUTORE
Niccolò Zuffetti

Head of Marketing, CRIBIS

Marketing Manager di CRIBIS, sin dall’inizio della carriera professionale si è dedicato al coordinamento di progetti di supporto decisionale per la valutazione del merito creditizio, gestione della clientela e ampliamento del business per grandi aziende italiane e per il mercato B2B. Oggi coordina le attività di Marketing e Telemarketing.

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Marketing Manager di CRIBIS, sin dall’inizio della carriera professionale si è dedicato al coordinamento di progetti di supporto decisionale per la valutazione del merito creditizio, gestione della clientela e ampliamento del business per grandi aziende italiane e per il mercato B2B. Oggi coordina le attività di Marketing e Telemarketing.

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