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CRIBIS Italian Mood Index 2026: il sentiment delle imprese italiane resta positivo ma in rallentamento
Il sentiment delle imprese italiane resta positivo anche nel 2026, come evidenzia il CRIBIS Italian Mood Index che raggiunge quota 102. Il risultato, seppur favorevole, mostra un rallentamento rispetto all'anno precedente. Vediamo quali fattori sostengono la fiducia delle aziende e quali sfide continuano a pesare sulle prospettive di crescita.
La struttura dell’indice 2026, sette macroaree per misurare il sentiment delle imprese
Nel 2026 il sistema produttivo italiano conferma una capacità di tenuta superiore alle attese, ma non mancano segnali di fragilità che ne condizionano le prospettive di crescita e il sentiment. È quanto emerge dall’Italian Mood Index 2026, realizzato da CRIBIS in collaborazione con Nomisma.
L’indice, pensato per misurare il sentiment delle imprese italiane, è costruito integrando dati di bilancio relativi a circa 220 mila imprese, informazioni provenienti da CRIBIS iTrade, dati pubblici nazionali e internazionali, l’Osservatorio Controvento CRIBIS Nomisma e i risultati di un’indagine condotta da Nomisma nell’aprile 2026 su un campione di 110 imprese italiane.
Valori superiori a 100 indicano un miglioramento del mood delle imprese, valori inferiori a 100 indicano un peggioramento delle condizioni o del punto di vista delle aziende.
Sette i macro-indici considerati:
- confidenza finanziaria (102);
- solidità della supply chain (94);
- consolidamento delle relazioni (103);
- confidenza negli investimenti (104);
- risorse umane (94)
- avvicinamento alle aziende top performer “Controvento” (110);
- sostenibilità (105).
Complessivamente, il CRIBIS Italian Mood Index 2026 delinea un sistema produttivo che conserva una buona solidità e sentiment positivo: i macro-indici relativi finanza, investimenti e sostenibilità sono positivi, mentre supply chain e risorse umane risultano essere le aree più critiche.
Andiamo nel dettaglio di quanto emerso.
La confidenza finanziaria resta positiva grazie a bilanci solidi, ma pesano i tassi elevati
L’analisi della situazione finanziaria delle imprese italiane evidenzia un contesto nel complesso favorevole. Non sorprende quindi che l’indice di confidenza finanziaria si attesti in territorio positivo (102).
I dati dei bilanci 2024 mostrano aziende con fondamentali solidi: margini operativi soddisfacenti, livelli di indebitamento sotto controllo e una leva finanziaria sostanzialmente stabile. L’elemento di maggiore criticità resta l’impatto dei tassi di interesse elevati, che oltre la metà delle imprese indica come fattore che ha inciso negativamente sulla gestione operativa nell’ultimo anno.
Nel periodo 2022–2024 si osserva un incremento complessivo della redditività operativa (EBITDA su ricavi) pari al 16%, con le grandi imprese in posizione di vantaggio, mentre le piccole restano più vicine ai livelli iniziali.
Le imprese italiane, in generale, non prevedono particolari turbolenze nel 2026, anche se permane una certa cautela riguardo alla dinamica di crescita economica nazionale.
Relazioni commerciali stabili ma sempre più selettive nel mercato B2B
Le relazioni commerciali delle imprese italiane si confermano solide, pur all’interno di un contesto che sta diventando progressivamente più selettivo e attento alla qualità dei partner. Il macro-indice relativo al consolidamento delle relazioni si attesta a quota 103, indicando una buona tenuta complessiva dei rapporti di business.
I dati evidenziano una continuità significativa nei legami tra clienti: dopo un anno, circa il 70% dei clienti rimane attivo all’interno del portafoglio fornitori, mentre a due anni la percentuale si mantiene pari al 62%.
Anche sul fronte della struttura delle relazioni di fornitura emerge un quadro di sostanziale continuità. La maggioranza delle imprese, pari al 63%, dichiara infatti che negli ultimi tre anni il numero dei propri fornitori è rimasto stabile. Una quota più contenuta, il 22%, segnala invece un incremento della base fornitori, mentre il 14% evidenzia una riduzione.
La filiera tiene, ma aumentano costi logistici e tempi di consegna
L’indice di solidità della supply chain è di 94, in leggero miglioramento rispetto al 92 dell’anno precedente.
Uno dei fattori più critici resta l’aumento dei costi lungo la filiera logistica. I noli marittimi per il trasporto container hanno raggiunto nel 2025 i 2.452 dollari, con un incremento del 73% rispetto al 2019, contribuendo a far salire l’indice dei prezzi alla produzione del settore trasporto e magazzinaggio.
Questa dinamica si riflette sulla redditività. Il risultato è una minore capacità delle imprese di assorbire shock finanziari, con potenziali ripercussioni sulla stabilità delle supply chain.
Una impresa su due si dice penalizzata dagli impatti sulla logistica degli avvenimenti economici e geopolitici degli ultimi anni. Tre imprese su quattro dichiarano di aver subito un danno dell’aumento dei costi delle materie prime, mentre una su due è stata penalizzata dal prolungarsi dei tempi di consegna.
Nel prossimo biennio molte aziende si aspettano ulteriori incrementi: il 92% prevede un aumento dei prezzi delle materie prime, l’82% un aumento dei costi logistici, il 43% maggiori tempi di consegna.
Le imprese stanno reagendo riorganizzando i modelli di approvvigionamento: aumenta il ricorso a fornitori più vicini, cresce il livello delle scorte e si rafforzano gli investimenti in strumenti digitali per il monitoraggio della logistica. Le tensioni geopolitiche e l’aumento dei costi energetici restano fattori di rischio significativi.
Le imprese continuano ad investire?
Sul fronte degli investimenti emerge un quadro incoraggiante. L’indice di confidenza si attesta a 104, segnalando una propensione positiva nonostante il contesto complesso. Le imprese italiane hanno destinato nel 2025 oltre 81 miliardi di euro a innovazione tecnologica, ricerca e sviluppo e ICT.
Il comportamento resta però prudente: il 21% delle aziende non ha programmato strategie di investimento significative negli ultimi tre anni, il 29% ha rinviato o rinunciato a investire, mentre il 50% ha effettuato investimenti rilevanti, spesso concentrati su digitalizzazione e innovazione.
La sostenibilità entra sempre più nelle strategie delle imprese, ma restano alcune criticità
L’indice di sostenibilità raggiunge quota 105, indicando un miglioramento complessivo degli indicatori ESG. Le imprese stanno progressivamente integrando criteri ambientali, sociali e di governance nelle proprie strategie, anche grazie a un quadro normativo più semplificato.
Persistono però criticità strutturali. Le piccole imprese mostrano maggiori difficoltà nell’adeguamento, soprattutto sul fronte della governance. Va meglio se si considera l’attenzione all’ambiente: in tutte le aree geografiche si registrano miglioramenti nell’ultimo triennio, con il Nord che presenta un maggior numero di imprese orientate alla transizione ecologica e ad investire nell’efficientamento energetico.
Sempre più aziende navigano “Controvento”
Il macro-indice Controvento ha un valore pari a 110, sostanzialmente stabile rispetto alla precedente edizione. L’indice esprime il grado di vicinanza alle aziende manifatturiere top performer, dette appunto Controvento perché in grado di avere risultati positivi nel tempo nonostante scenari sfidanti.
I bilanci 2024 evidenziano un numero crescente di imprese che si avvicinano ai parametri richiesti per entrare nel club delle aziende Controvento. Le performance sono in miglioramento soprattutto nei settori: alimentare, mobili, packaging e cosmetica. I comparti dove le performance sono in calo sono: metallurgia, legno, pelle e tessile.
Mercato del lavoro e skill mismatch: il principale freno alla crescita
Il principale nodo irrisolto riguarda il capitale umano. L’indice delle risorse umane si attesta a 94, evidenziando una situazione stabile ma caratterizzata da criticità persistenti. Se da un lato l’occupazione cresce in tutte le aree del Paese, dall’altro le imprese continuano a segnalare forti difficoltà nel reperire personale qualificato.
Il mismatch tra domanda e offerta di competenze resta elevato con un’alta quota di aziende che vede nella carenza di profili adeguati la principale difficoltà. Un paradosso che frena la crescita e limita la capacità di innovazione.
Tra costi in aumento e nuove sfide, le imprese guardano al futuro con prudenza
Le aspettative per i prossimi 12-18 mesi delineano uno scenario di moderato ottimismo. Le imprese prevedono un aumento dei costi (energia, materie prime e logistica) accompagnato da una crescita contenuta.
Le tensioni geopolitiche, la pressione sui margini e la difficoltà nel reperire competenze stanno rendendo i percorsi di sviluppo meno lineari rispetto al passato. Nonostante ciò, investire in risorse umane, innovazione e sostenibilità resta fondamentale per trasformare questa fase in un percorso di crescita.
In questo quadro, la competitività non si misura più soltanto sulla capacità di generare ricavi, ma sempre di più sulla qualità della gestione aziendale: liquidità, presidio dei rischi, affidabilità delle filiere e capacità di interpretare i dati diventano fattori determinanti per sostenere gli investimenti e affrontare l’incertezza.
L'AUTORE
Tiziana Lutrino
Business Intelligence Coordinator, CRIBIS
In CRIBIS dal 2009, ha maturato competenze avanzate in market analysis, direct marketing e lead generation. La sua esperienza include marketing strategy, market research e marketing communications, con un focus su data analysis, business analysis e reporting. Specializzata in analisi quantitativa e statistica dei dati, utilizza strumenti come SAS, SPSS, Microsoft CRM e Business Objects per supportare strategie di segmentazione, CRM e database management. Oggi si occupa di business intelligence, con particolare attenzione all’analisi dei dati, reporting e analisi di mercato; utilizza strumenti avanzati per ottimizzare i processi decisionali e supportare strategie di business basate sui dati.
Business Intelligence Coordinator, CRIBIS
In CRIBIS dal 2009, ha maturato competenze avanzate in market analysis, direct marketing e lead generation. La sua esperienza include marketing strategy, market research e marketing communications, con un focus su data analysis, business analysis e reporting. Specializzata in analisi quantitativa e statistica dei dati, utilizza strumenti come SAS, SPSS, Microsoft CRM e Business Objects per supportare strategie di segmentazione, CRM e database management. Oggi si occupa di business intelligence, con particolare attenzione all’analisi dei dati, reporting e analisi di mercato; utilizza strumenti avanzati per ottimizzare i processi decisionali e supportare strategie di business basate sui dati.
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