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Imprese estere: in Italia valgono il 21% del fatturato e il 35,8% dell'export

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Le imprese estere hanno un ruolo strategico nell’economia italiana, sostenendo export, occupazione, innovazione e sviluppo delle filiere produttive.

Le imprese a controllo estero rappresentano una quota limitata del tessuto imprenditoriale italiano, ma il loro impatto sull’economia è tutt’altro che marginale: si tratta di aziende che pur rappresentando solo lo 0,4% delle attività imprenditoriali generano il 21% del fatturato nazionale e il 35,8% dell’export.

Dati e andamento delle imprese estere in Italia

Il dato più rilevante del Rapporto Annuale 2026 dell’Osservatorio Imprese Estere, realizzato con la collaborazione di Istat, ICE Agenzia, LIUC, Luiss Guido Carli, Scuola IMT Alti Studi Lucca, Centro Studi Assolombarda e Cassa Depositi e Prestiti, riguarda il forte contributo delle imprese a controllo estero all’economia italiana.

In Italia operano quasi 19.000 imprese estere che, pur rappresentando soltanto lo 0,4% delle imprese attive, hanno un peso molto rilevante sui principali indicatori economici. In particolare:

  • generano 188 miliardi di euro di valore aggiunto diretto;
  • impiegano circa 1,8 milioni di persone;
  • contribuiscono al 21% del fatturato nazionale;
  • rappresentano il 35,8% dell’export italiano;
  • generano 228 miliardi di euro di importazioni, pari al 49,7% dell’import totale.

Il loro peso è inoltre cresciuto nel tempo. La quota sul fatturato nazionale è passata dal 17,8% nel 2014 al 21% nel 2023, per un valore complessivo di circa 887 miliardi di euro.

Anche il contributo all’export italiano è aumentato, passando dal 27,4% al 35,8%, per un valore di 203 miliardi di euro.

Nel complesso, questi dati mostrano come un numero relativamente contenuto di imprese riesca a generare un impatto molto significativo su fatturato, occupazione, export e import, confermando il ruolo strategico delle aziende a controllo estero nell’economia italiana.

Quale impatto hanno le imprese estere in Italia sulle filiere?

L’impatto delle imprese estere non si limita alle loro attività dirette. Il vero valore emerge lungo le filiere produttive, dove il loro contributo si amplifica coinvolgendo fornitori, PMI e distretti industriali.

Secondo il rapporto, l’impatto complessivo lungo la supply chain raggiunge circa 398 miliardi di euro, mentre sul fronte occupazionale se si considerano le filiere coinvolte si arriva a oltre 6,2 milioni di lavoratori coinvolti.

Questo effetto moltiplicatore conferma il ruolo delle imprese estere come abilitatori di crescita sistemica, in grado di rafforzare l’intero sistema produttivo nazionale.

Imprese estere: occupazione e produttività

Il contributo all’occupazione è certamente uno degli aspetti più significativi. Tra il 2014 e il 2023 l'occupazione nelle imprese estere è cresciuta del +49,5% (contro il +13,2% del resto del sistema produttivo).

Del resto, non va dimenticato che le sedi locali delle organizzazioni estere sono mediamente più grandi in termini di addetti rispetto alla media (29,3 addetti contro 3,6 per l'intero sistema produttivo) e più produttive, con 107 mila euro di valore aggiunto per addetto (contro un dato medio di 59 mila euro).

Fra l’altro, la produttività del lavoro del controllato estere attive nel Paese è superiore del 10% alla media europea.

Considerando il capitale umano, è interessante notare come le imprese estere impieghino mediamente una popolazione lavorativa più giovane (69,5% under 50, contro il 67,0% tra le domestiche) e più qualificata (29,9% delle ore lavorate da laureati, 12,2% nelle domestiche).

H2. Qual è il contributo delle imprese estere a innovazione e internazionalizzazione?

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il contributo all’innovazione. Le imprese a controllo estero realizzano oltre il 38% della ricerca e sviluppo privata in Italia, con investimenti pari a circa 6,5 miliardi di euro.

Investimenti che portano nel Paese competenze avanzate, modelli organizzativi evoluti e capacità di integrazione nei mercati globali. Questo si traduce in maggiore produttività, occupazione qualificata e trasferimento tecnologico verso le filiere locali.

Non solo, queste aziende rappresentano uno dei principali canali di apertura verso i mercati internazionali. La loro presenza favorisce infatti l’accesso a reti commerciali globali e la crescita delle PMI attraverso integrazione nelle catene del valore.

In altre parole, le multinazionali sono veri e propri acceleratori di innovazione e internazionalizzazione.

Imprese estere: presenza territoriale e settori

L’incidenza delle imprese a controllo estero sul territorio nazionale si concentra in Lombardia, Lazio, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, che complessivamente assorbono il 76% del valore aggiunto da esse generato.  La sola Lombardia incide per il 37,9% del valore aggiunto delle imprese estere, seguono il Lazio (12,7%), il Piemonte (8,9%), il Veneto (8,3%), l’Emilia-Romagna (8,2%).

Il 49,8% del valore aggiunto prodotto dalle imprese estere viene realizzato nel:

  • Nord-Ovest;
  • dal Centro (20,6%);
  • dal Nord-Est (20,2%);
  • dal Mezzogiorno (9,4%).

Dal punto di vista settoriale, le imprese estere sopra particolarmente presenti:

nei comparti degli autoveicoli della farmaceutica, della chimica, delle attività estrattive, dell’elettronica e dell’ICT.

In questi settori si concentrano quasi 1,3 milioni di addetti e 138 miliardi di valore aggiunto.

Imprese estere in Italia: l’importanza di attrarre e trattenere investimenti

Se i dati evidenziano un contributo decisivo, emerge anche una sfida chiara: rafforzare l’attrattività del sistema Italia.

Favorire il radicamento delle imprese estere significa generare ulteriore valore, occupazione e sviluppo lungo le filiere. Questo implica semplificazione normativa, infrastrutture efficienti, politiche industriali coerenti e sostegno all’innovazione.

In sostanza, la sfida per il futuro sarà valorizzare ancora di più questa presenza, trasformandola in un volano stabile per lo sviluppo del Paese e per il rafforzamento delle sue filiere produttive.

 

Porta il tuo business all’estero

 

Mauro Cortesi
L'AUTORE
Mauro Cortesi

Top Customer Consulting Manager, CRIBIS

Responsabile del team di consulenza dedicato al mercato Corporate, ha consolidato un’ampia esperienze nel settore della business information con un approccio consulenziale volto all’analisi e alla valorizzazione dei dati all’interno dei processi aziendali. Coordina team che supportano le aziende nell’ottimizzazione della gestione del credito, procurement, marketing e ESG, favorendo l’integrazione tra sistemi informativi aziendali per migliorare l’efficienza operativa. Grazie ad un approccio orientato all’innovazione, aiuta le organizzazioni a trasformare le informazioni in strumenti decisionali efficaci, ottimizzando i processi e le strategie di gestione dei rischi con l’obiettivo di trasformare i dati in un vantaggio competitivo.

Top Customer Consulting Manager, CRIBIS

Responsabile del team di consulenza dedicato al mercato Corporate, ha consolidato un’ampia esperienze nel settore della business information con un approccio consulenziale volto all’analisi e alla valorizzazione dei dati all’interno dei processi aziendali. Coordina team che supportano le aziende nell’ottimizzazione della gestione del credito, procurement, marketing e ESG, favorendo l’integrazione tra sistemi informativi aziendali per migliorare l’efficienza operativa. Grazie ad un approccio orientato all’innovazione, aiuta le organizzazioni a trasformare le informazioni in strumenti decisionali efficaci, ottimizzando i processi e le strategie di gestione dei rischi con l’obiettivo di trasformare i dati in un vantaggio competitivo.

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