Supply Chain Compliance
Supply chain: cresce la digitalizzazione in Italia, ma solo 1 azienda su 10 pianifica i rischi
Le catene di fornitura italiane stanno vivendo un momento di grande tensione, ma non tutte le aziende pianificano i rischi di supply chain: scopri i dati.
Le catene di fornitura italiane stanno attraversando un momento di grandi tensioni, basti pensare alla volatilità dei mercati, all’instabilità geopolitiche, ai costi energetici e, in alcuni casi, alle difficoltà logistiche. In questo contesto una gestione proattiva dei rischi è la strategia migliore, ma le supply chain italiane sono attrezzate per pianificare e prevenire situazioni rischiose?
Pianificazione dei rischi di supply chain: a che punto siamo in Italia?
Se si considerano i risultati dell’Osservatorio Supply Chain Planning 2025 della School of Management del Politecnico di Milano si direbbe che molte imprese italiane faticano a uscire dalla logica reattiva, risultando così impreparate a gestire in modo strutturato gli shock.
Nonostante, infatti, l’82% delle aziende dichiara di monitorare i principali rischi a cui è esposta, ma solo il 26% delle grandi imprese e appena il 5% delle PMI ha rivisto i modelli di rischio.
Inoltre, soltanto una su dieci (circa il 10% del campione costituito da 271 aziende manifatturiere) ha sviluppato una strategia strutturata di risk management e piani di contingenza. Il che vuol dire che la maggior parte delle imprese ha una gestione tradizionale della pianificazione di supply chain e tende a non anticipare eventuali turbolenze.
I rischi più presidiati? Sicuramente quelli finanziari e operativi, ma si stanno sempre più monitorando anche quelli geopolitici e di sostenibilità.
L’importanza di dati, persone e tecnologia nella supply chain planning
Dal report emerge che la spinta verso la digitalizzazione della supply chain è evidente, anche sul fronte della pianificazione. Circa il 60% delle imprese italiane ha avviato nel corso dell’ultimo anno iniziative di trasformazione digitale dei processi di pianificazione. In molte realtà, la modernizzazione coinvolge sia sistemi operativi sia nuovi approcci organizzativi.
Nonostante più del 60% delle aziende gestisca internamente i progetti di trasformazione di supply chain planning (SCP), solo la metà delle grandi imprese investe nella formazione del proprio personale. Fortunatamente le imprese sono consapevoli del ruolo ricoperto dal capitale umano e la formazione è indicata come una priorità di cui occuparsi nel breve termine dall’11% delle grandi imprese e PMI.
Il 13% delle grandi imprese e il 21% delle PMI hanno rafforzato competenze e strumenti dei team di SCP, con percorsi che includono ampliamento degli organici, corsi di formazione specialistici, upskilling su data analytics, machine learning e AI per migliorare previsioni di domanda, ottimizzazione delle scorte e programmazione di produzione.
Da notare poi che l’automazione dei processi inizia a riscontrare l’interesse: il 13% delle imprese, infatti, sta pianificando progetti di automation nei prossimi dodici mesi. In particolare, nelle PMI si tratta principalmente di automazione semplice, nelle grandi aziende di automazione di processi più complessi.
L’intelligenza artificiale nella gestione del rischio di supply chain resta ancora poco usata. Nonostante la maggior parte delle imprese non l’abbia ancora adottata (il 62% delle grandi e l’86% delle PMI), non mancano però realtà in cui si stanno sperimentando applicazioni concrete.
Quanto all’integrazione dei sistemi informativi, fondamentale nella gestione di processi di SCP, la maggior parte delle imprese italiane lavora ancora con sistemi parzialmente integrati (52% delle grandi e 39% delle PMI). Solo un terzo delle grandi aziende e una PMI su cinque hanno raggiunto un’integrazione completa. La totale assenza di integrazione, che riguarda il 15% delle grandi imprese e il 36% delle PMI, ha come risultati costi elevati e perdita di agilità operativa.
Altro ostacolo da superare è la mancanza di una governance chiara dei dati: più del 20% delle grandi imprese e oltre il 40% delle PMI non dispone di regole formali sul tema.
Obiettivi e sfide del supply chain planning
Dove la trasformazione digitale della supply chain è in atto i risultati iniziano ad arrivare. Per le grandi imprese, il 69% delle iniziative digitali ha raggiunto “pienamente o in gran parte” gli obiettivi prefissati, per le PMI la quota scende al 64%.
Solo una piccola percentuale di aziende non ha registrato miglioramenti e spesso l’insuccesso è legato al fattore umano, come resistenze del personale, percezione dei sistemi come vincoli, o aspettative gestionali non realistiche rispetto ai tempi di maturazione delle nuove soluzioni.
Spesso però queste trasformazioni restano tattiche e vengono adottate per risolvere problemi contingenti (come ritardi produttivi o fluttuazioni della domanda) o per aggiornare algoritmi di previsione, non come parte di una strategia integrata e sistemica di pianificazione della supply chain.
Altro aspetto da non trascurare è il ruolo delle persone del team di supply chain planning (SCP) nel gestire i processi, prendere decisioni rapide e collaborare con l’intera filiera. Su questo fronte, nel 45% delle grandi imprese si tende ad avere un team interno di supply SCP, un altro 23% si affida a team dedicati al miglioramento continuo. Le società di consulenza esterne (10%) e i vendor di software (10%) rappresentano opzioni utili per know-how e tecnologie. La restante parte adotta modelli ibridi o non formalizzati.
Nelle PMI, invece, circa un terzo si affida al team SCP interno, un altro 30% a team dedicati al miglioramento continuo, solo il 4% sceglie i vendor di software.
In presenza di un team interno di SCP resta critico il tema già sottolineato della formazione del personale, anche perché la diffusione di strumenti innovativi resta limitata, mentre molte imprese utilizzano ancora fogli di calcolo o approcci tradizionali nella pianificazione.
Come abbiamo visto, anche la governance dei dati e l’integrazione dei sistemi informativi, fondamentali per analisi predittiva, simulazioni, decisioni informate, risulta in molti casi debole. Dove mancano regole chiare di data ownership e integrazione end-to-end dei sistemi gestionali i processi di pianificazione risultano fragili e la capacità di visione complessiva della supply chain ridotta.
Verso una supply chain sempre più moderna
Il quadro che emerge dall’analisi dall’Osservatorio Supply Chain Planning di PoliMI è di doppia natura: da un lato, le imprese riconoscono l’urgenza di modernizzare le supply chain con progetti in corso, investimenti in tecnologia e sforzi su processi e ruoli, dall’altro, molte di queste iniziative restano parziali e prive di una visione strategica che metta al centro la prevenzione, l’analisi dei rischi e l’anticipazione degli shock.
In un contesto internazionale sempre più complesso, tra instabilità geopolitica, tensioni commerciali, crisi energetica, logistica globale sotto pressione, la vulnerabilità delle supply chain diventa un punto critico. Se si vuole ambire a una maggiore competitività, serve una trasformazione profonda, organizzativa e culturale per prepararsi a un mercato globale volatile e incerto, ma ancora pieno di opportunità.
Per le filiere è arrivato il momento di scegliere: inseguire l’emergenza o costruire resilienza?
Identifica e gestisci i rischi legati alla supply chain
L'AUTORE
Michele Colombo
Product Marketing & GTM Manager, CRIBIS
Ha lavorato per oltre 20 anni nel marketing del gruppo CRIF, coordinando progetti di comunicazione, product marketing, business intelligence e sales acceleration. Oggi è responsabile del product marketing e delle strategie di commercializzazione di CRIBIS.
Product Marketing & GTM Manager, CRIBIS
Ha lavorato per oltre 20 anni nel marketing del gruppo CRIF, coordinando progetti di comunicazione, product marketing, business intelligence e sales acceleration. Oggi è responsabile del product marketing e delle strategie di commercializzazione di CRIBIS.
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