Supply Chain Compliance, Sviluppo Business

Rischio di supply chain: un’azienda italiana su dieci si sente esposta

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Scopri quanto sono esposte le imprese italiane al rischio supply chain, quali fornitori sono più critici e come rafforzare il monitoraggio della filiera.

La supply chain è diventata una delle aree più rilevanti nella gestione del rischio aziendale, ma la percezione dell’esposizione delle imprese italiane rimane relativamente contenuta.

  • Solo il 10% delle aziende si considera infatti molto esposto lungo la catena di fornitura e nei processi operativi collegati;
  • Il 57% valuta la propria esposizione come intermedia;
  • Il 33% si considera poco o per nulla vulnerabile.

È il principale dato che emerge dallo studio di mercato “Gestione e percezione del rischio nei processi operativi. Continuità e nuove responsabilità nelle imprese italiane”, realizzato da Gi HR Services, sulla base delle risposte di 260 decision maker italiani.

Il quadro che emerge dall’indagine mette in evidenza una situazione apparentemente contraddittoria: le imprese riconoscono che un problema lungo la filiera può avere conseguenze significative sul business, ma non sempre dispongono di strumenti, dati e strutture organizzative sufficienti per individuare tempestivamente le proprie vulnerabilità.

Il rischio di supply chain è tra le principali preoccupazioni delle imprese

All'interno dei rischi non finanziari considerati dalle aziende, la gestione di fornitori, appalti e filiera si colloca al terzo posto, indicata dal 29% del campione.

Prima si trovano:

  • I rischi digitali e di cybersecurity, indicati dal 46% delle imprese,
  • I rischi finanziari e di mercato, al 41%.
  • I rischi reputazionali e relazionali con clienti e partner, al 28%,
  • Il rischio geopolitico, anch'esso al 28%.

Il peso attribuito alla supply chain va letto alla luce della crescente complessità delle strutture produttive. Il 62% delle aziende coinvolte nella ricerca opera attraverso più livelli o reti di subfornitura, mentre il 68% ricorre anche a contratti di appalto.

Una catena più articolata significa quindi anche una maggiore esposizione a eventi che possono propagarsi da un’azienda all'altra, con effetti sulla continuità operativa, sui costi, sulla reputazione e sulle relazioni con i clienti.

L'87% delle organizzazioni riconosce gli effetti a catena di un problema del fornitore

La distanza tra percezione e vulnerabilità emerge ancora più chiaramente osservando gli impatti potenziali.

L'87% delle organizzazioni riconosce infatti che un problema originato da un fornitore può avere un grosso impatto su attività, reputazione e costi aziendali.

Il rischio di supply chain, quindi, non riguarda esclusivamente l'ufficio acquisti o la funzione procurement, ma un'interruzione della fornitura, un problema di qualità, una criticità nella gestione di un subappalto o una debolezza di un partner, possono coinvolgere contemporaneamente produzione, operations, compliance, finance, commerciale e comunicazione.

Proprio questa natura trasversale rende più complessa la costruzione di un sistema di controllo efficace.

Rischio supply chain: subfornitori e fornitori di secondo livello sono i più difficili da monitorare

Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda la capacità delle imprese di monitorare i rischi lungo la supply chain. Il 46% delle aziende considera infatti i subfornitori l’area maggiormente esposta al rischio di filiera, soprattutto perché la visibilità diminuisce man mano che ci si allontana dal fornitore diretto.

Il monitoraggio dei fornitori di secondo e terzo livello resta ancora limitato: solo il 20% delle imprese controlla i fornitori di secondo livello, mentre appena il 2% estende le verifiche fino al terzo livello.

Di conseguenza, una parte significativa della supply chain può rimanere fuori dai normali processi di controllo. Eventuali criticità economiche, operative o organizzative possono quindi svilupparsi lungo la filiera senza essere immediatamente visibili all’impresa committente, aumentando il rischio di supply chain.

Anche i rapporti consolidati non eliminano il rischio. Solo il 17% delle imprese indica i fornitori storici tra le principali fonti di criticità, ma la continuità della relazione può portare a ridurre la frequenza dei controlli. Per questo motivo, anche i partner commerciali con cui esiste una collaborazione di lunga durata dovrebbero essere monitorati nel tempo, così da individuare tempestivamente eventuali cambiamenti nella loro situazione economica, organizzativa o operativa.

Quanto costa un problema nella supply chain?

Uno degli aspetti più critici nella gestione del rischio di filiera riguarda la capacità di misurarne l’impatto economico. Il 28% delle imprese dichiara di aver già subito una perdita riconducibile a problemi lungo la supply chain, ma soltanto il 12% è riuscito a quantificarne concretamente il costo.

Questo rende più difficile capire quanto pesa realmente il rischio supply chain sull’azienda e quali conseguenze possono generare eventi come ritardi, interruzioni, problemi finanziari dei fornitori o criticità operative lungo la filiera.

Senza una stima economica degli impatti, diventa infatti più complesso:

  • stabilire quali rischi richiedono maggiore attenzione;
  • confrontare il costo dei controlli con quello delle potenziali perdite;
  • definire le priorità di intervento;
  • decidere dove concentrare gli investimenti in monitoraggio e prevenzione.

Misurare il costo del rischio di filiera permette quindi di trasformare la gestione della supply chain da attività prevalentemente reattiva a processo più strutturato, basato sulla valutazione delle conseguenze economiche e sulla prevenzione delle criticità più rilevanti.

Le difficoltà della governance del rischio di supply chain

Secondo lo studio, il 38% delle aziende individua nei picchi di attività e nelle situazioni di urgenza i momenti in cui i controlli possono diventare meno efficaci. La stessa percentuale indica nella pressione su costi e tempi un fattore che può favorire scorciatoie operative.

Un ulteriore elemento riguarda la natura dei controlli: il 35% delle imprese fa prevalentemente affidamento su verifiche documentali, senza affiancarle sistematicamente a controlli operativi.

La gestione del rischio nella supply chain richiede responsabilità chiare e coordinate tra le diverse funzioni aziendali. Nella pratica, però, molte imprese italiane non dispongono ancora di una governance strutturata del rischio di filiera.

Il 29% delle aziende non ha un presidio continuativo, interno o esterno, dedicato al controllo della supply chain. Solo il 12% considera il proprio sistema di monitoraggio completamente adeguato, mentre il 57% lo giudica soltanto parzialmente sufficiente.

Anche l’attribuzione delle responsabilità resta spesso poco definita: appena il 29% delle imprese ritiene che i ruoli siano chiaramente assegnati, mentre il 45% esprime una valutazione solo parzialmente positiva.

Per gestire in modo efficace il rischio di filiera, è quindi importante definire con precisione:

  • chi monitora i fornitori e con quale frequenza;
  • chi valuta i segnali di rischio economico, operativo o reputazionale;
  • chi decide eventuali azioni correttive in caso di criticità;
  • come vengono condivise le informazioni tra procurement, risk management, compliance e operations;
  • chi mantiene il coordinamento complessivo del processo di controllo.

Una governance chiara rende il monitoraggio della supply chain più continuo e tempestivo e riduce il rischio che criticità importanti vengano individuate troppo tardi.

Il dato riflette la natura trasversale del supply chain risk. La gestione dei fornitori coinvolge infatti competenze diverse e richiede il coordinamento tra procurement, operations, finance, compliance, risk management e, in determinati contesti, anche funzioni IT e cybersecurity.

Quali strumenti rendono la supply chain più resiliente?

Per i prossimi due o tre anni il 61% delle organizzazioni prevede che il rischio di filiera diventerà più rilevante, mentre il 57% prevede di rafforzarne il presidio.

Tra le priorità indicate dalle imprese emergono una maggiore precisione nei criteri di qualifica dei fornitori, una migliore tracciabilità delle informazioni e una più efficace integrazione dei dati.

Dal report emerge che il 71% delle aziende considera importante il supporto di partner esterni qualificati nella gestione del rischio di filiera.

Le attività per cui il supporto esterno viene ritenuto più utile sono:

  • audit e verifiche operative sul campo, indicati dal 38% degli intervistati;
  • definizione di standard e procedure, indicata dal 34%;
  • monitoraggio continuativo e attività di reporting, indicati dal 33%.

Restano però alcuni ostacoli che limitano il ricorso a partner esterni:

  • limiti di budget o altre priorità di spesa, segnalati dal 46% delle imprese;
  • presenza di risorse interne ritenute sufficienti, indicata dal 38%;
  • complessità nella condivisione dei dati con soggetti terzi, segnalata dal 36%.

Questi dati mostrano come il supporto esterno sia considerato utile soprattutto per attività specialistiche e continuative, ma come costi, organizzazione interna e gestione dei dati restino ancora fattori che ne limitano l’adozione.

Dal controllo del fornitore al monitoraggio continuo della filiera

I risultati dello studio mostrano quindi un'evoluzione nel modo di interpretare il rischio di supply chain. La semplice qualifica iniziale del fornitore non è sufficiente quando la catena produttiva comprende subfornitori, appaltatori e partner distribuiti su più livelli.

Per governare il rischio diventa necessario costruire un sistema capace di combinare qualificazione, raccolta e aggiornamento delle informazioni, monitoraggio continuo e valutazione degli impatti.

Conoscere i propri fornitori significa infatti non soltanto verificare chi sono, ma comprendere nel tempo la loro affidabilità e individuare tempestivamente eventuali segnali di deterioramento che possano propagarsi all'interno della filiera.

In questo scenario, la gestione del supply chain risk assume una dimensione sempre più vicina al risk management complessivo dell'impresa: prevenire una criticità a monte significa proteggere continuità operativa, costi, reputazione e rapporto con il cliente.

 

Monitora i rischi della tua supply chain

 

Niccolò Zuffetti Def
L'AUTORE
Niccolò Zuffetti

Head of Marketing, CRIBIS

Marketing Manager di CRIBIS, sin dall’inizio della carriera professionale si è dedicato al coordinamento di progetti di supporto decisionale per la valutazione del merito creditizio, gestione della clientela e ampliamento del business per grandi aziende italiane e per il mercato B2B. Oggi coordina le attività di Marketing e Telemarketing.

Head of Marketing, CRIBIS

Marketing Manager di CRIBIS, sin dall’inizio della carriera professionale si è dedicato al coordinamento di progetti di supporto decisionale per la valutazione del merito creditizio, gestione della clientela e ampliamento del business per grandi aziende italiane e per il mercato B2B. Oggi coordina le attività di Marketing e Telemarketing.

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